Gioco
Da Roma all’Elba per l’atteso ritorno «Bella la mia isola, anche se più triste»
Paolo Faggioni ha vissuto il lockdown con la testa a Capoliveri «Il Covid ha reso tutto incerto, ma ora ritroverò il mio mare»
Il turismo dell’isola ha registrato una prima svolta positiva. Dallo scorso venerdì, nel primo week-end dopo la liberalizzazione governativa degli spostamenti dalle varie regioni e dall'Europa, lo Scoglio ha iniziato a rianimarsi.
E tra i vari turisti che ora cominciano a godersi l’amata Elba, dopo il lungo lockdown, c'è Paolo Faggioni. Fiorentino, poi emigrato a Roma. E da qualche anno adottato pure adottato dall'Elba, dove possiede una seconda casa (a Capoliveri). Faggioni è tornato sull’isola dopo la lunga assenza dovuta al blocco imposto dal Covid. È una sorta di portavoce dei titolari di seconde case, un tipo di turismo senza dubbio tra i più fedeli, colpito dalla crisi come gli altri.
«Da tempo il mio desiderio di tornare all'Elba era forte, – dice al Tirreno – sognavo Capoliveri con il suo mare intorno, per andare a pescare con la mia barca, ripensavo alle belle escursioni nel gruppo “Andar per sentieri” degli anni scorsi, e il pensiero spesso era andato alla spiaggia del Cannello, la mia preferita. Finalmente siamo partiti in auto, con mia moglie Maria Grazia e il giorno 4, giovedì scorso, siamo arrivati al porto di Piombino. Eravamo un po’ stressati dai mesi di inerzia e attesa, dal lungo e bel viaggio, ma felici. È andato tutto bene. Eravamo partiti con notevole anticipo, perché temevo file a Piombino di altra gente che tornava all'Elba e temevo anche controlli per il Covid, ma non è accaduto nulla di ciò».
Faggioni è rimasto «meravigliato» che al porto di Piombino «nessuno ci abbia misurato la temperatura col termo scanner e neppure ci è stato chiesto da dove venissimo. Siamo saliti sulla Blu Navy e il viaggio è stato tranquillo; c'era un po' di mare mosso e poca gente. Tutti indossavano la mascherina». Sbarcare di nuovo all'Elba è stata una gioia per Faggioni. «Ma la prima impressione che ho percepito è stata la tristezza generale che serpeggia tra gli isolani. Penso esista, per via della pandemia, una depressione sia economica sia psicologica – racconta – Si percepisce che gli elbani sono un po’ stralunati: non sanno bene cosa accadrà tra pochi giorni. Una incertezza che pesa: non si sa se il turismo si svilupperà. Arriverà la gente o no?, si chiedono». Dall’arrivo dei turisti, d’altronde, dipende l’equilibrio economico dell’isola. Giovedì, essendo una giornata piovosa, i due coniugi hanno cominciato a sistemare casa, hanno poi fatto la spesa e allora Paolo ha ritrovato le signore dei banchi della frutta e verdura. «Tutta roba freschissima e raccolta nella stessa giornata – commenta –una cosa preziosa che fa riscoprire i veri sapori ed è salutare. L'isola è ovviamente circondata dal mare. È il top per me che amo andare a pescare in barca. Ma esiste qua ogni tipo di ambiente, la pianura, le colline e perfino la montagna, con innumerevoli sentieri da percorrere. E ci sono ovunque reperti storici e panorami infiniti dell'Arcipelago»:
Faggioni è una sorta di promotore dell'isola, che ama da tempo: «Sto preparando la barca per fare le mie battute di pesca. Spesso a pranzo e a cena avrò il cibo squisito offerto dal mare e riprenderò a fare le mie passeggiate: in particolare vado ogni tanto al Monte Calamita, nei pressi della miniera o a Capo Stella verso Lacona. L'esistenza di gruppi di camminatori è una garanzia per chi vuole immergersi nella natura sempreverde della macchia mediterranea. Infine c'è da dire che sono un appassionato del gioco degli scacchi e qui nel paese collinare c'è il mio amico Rocco che ritrovo ogni volta che vengo. Ha un bel locale (il Kokedama) di piazza Garibaldi, un bar specializzato in cocktail. Lui è un bravo giocatore e facciamo delle bellissime partite. È difficile batterlo ma qualche volta ci sono riuscito». —
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