Il Tirreno

Da Roma all’Elba per l’atteso ritorno «Bella la mia isola, anche se più triste»

Stefano Bramanti
Da Roma all’Elba per l’atteso ritorno «Bella la mia isola, anche se più triste»

Paolo Faggioni ha vissuto il lockdown con la testa a Capoliveri «Il Covid ha reso tutto incerto, ma ora ritroverò il mio mare»

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Il turismo dell’isola ha registrato una prima svolta positiva. Dallo scorso venerdì, nel primo week-end dopo la liberalizzazione governativa degli spostamenti dalle varie regioni e dall'Europa, lo Scoglio ha iniziato a rianimarsi.

E tra i vari turisti che ora cominciano a godersi l’amata Elba, dopo il lungo lockdown, c'è Paolo Faggioni. Fiorentino, poi emigrato a Roma. E da qualche anno adottato pure adottato dall'Elba, dove possiede una seconda casa (a Capoliveri). Faggioni è tornato sull’isola dopo la lunga assenza dovuta al blocco imposto dal Covid. È una sorta di portavoce dei titolari di seconde case, un tipo di turismo senza dubbio tra i più fedeli, colpito dalla crisi come gli altri.

«Da tempo il mio desiderio di tornare all'Elba era forte, – dice al Tirreno – sognavo Capoliveri con il suo mare intorno, per andare a pescare con la mia barca, ripensavo alle belle escursioni nel gruppo “Andar per sentieri” degli anni scorsi, e il pensiero spesso era andato alla spiaggia del Cannello, la mia preferita. Finalmente siamo partiti in auto, con mia moglie Maria Grazia e il giorno 4, giovedì scorso, siamo arrivati al porto di Piombino. Eravamo un po’ stressati dai mesi di inerzia e attesa, dal lungo e bel viaggio, ma felici. È andato tutto bene. Eravamo partiti con notevole anticipo, perché temevo file a Piombino di altra gente che tornava all'Elba e temevo anche controlli per il Covid, ma non è accaduto nulla di ciò».

Faggioni è rimasto «meravigliato» che al porto di Piombino «nessuno ci abbia misurato la temperatura col termo scanner e neppure ci è stato chiesto da dove venissimo. Siamo saliti sulla Blu Navy e il viaggio è stato tranquillo; c'era un po' di mare mosso e poca gente. Tutti indossavano la mascherina». Sbarcare di nuovo all'Elba è stata una gioia per Faggioni. «Ma la prima impressione che ho percepito è stata la tristezza generale che serpeggia tra gli isolani. Penso esista, per via della pandemia, una depressione sia economica sia psicologica – racconta – Si percepisce che gli elbani sono un po’ stralunati: non sanno bene cosa accadrà tra pochi giorni. Una incertezza che pesa: non si sa se il turismo si svilupperà. Arriverà la gente o no?, si chiedono». Dall’arrivo dei turisti, d’altronde, dipende l’equilibrio economico dell’isola. Giovedì, essendo una giornata piovosa, i due coniugi hanno cominciato a sistemare casa, hanno poi fatto la spesa e allora Paolo ha ritrovato le signore dei banchi della frutta e verdura. «Tutta roba freschissima e raccolta nella stessa giornata – commenta –una cosa preziosa che fa riscoprire i veri sapori ed è salutare. L'isola è ovviamente circondata dal mare. È il top per me che amo andare a pescare in barca. Ma esiste qua ogni tipo di ambiente, la pianura, le colline e perfino la montagna, con innumerevoli sentieri da percorrere. E ci sono ovunque reperti storici e panorami infiniti dell'Arcipelago»:

Faggioni è una sorta di promotore dell'isola, che ama da tempo: «Sto preparando la barca per fare le mie battute di pesca. Spesso a pranzo e a cena avrò il cibo squisito offerto dal mare e riprenderò a fare le mie passeggiate: in particolare vado ogni tanto al Monte Calamita, nei pressi della miniera o a Capo Stella verso Lacona. L'esistenza di gruppi di camminatori è una garanzia per chi vuole immergersi nella natura sempreverde della macchia mediterranea. Infine c'è da dire che sono un appassionato del gioco degli scacchi e qui nel paese collinare c'è il mio amico Rocco che ritrovo ogni volta che vengo. Ha un bel locale (il Kokedama) di piazza Garibaldi, un bar specializzato in cocktail. Lui è un bravo giocatore e facciamo delle bellissime partite. È difficile batterlo ma qualche volta ci sono riuscito». —

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