Il Tirreno

lo storico paperini 

«È un complesso straordinario dalle origini avvolte nel mistero»

M.P.
«È un complesso straordinario dalle origini avvolte nel mistero»

3 MINUTI DI LETTURA





suvereto

«Sono tuttora avvolte nel mistero le sue origini, ma quel che è certo è che la Chiesa della Ss. Annunziata è un complesso di straordinario valore storico-architettonico, che merita di essere conosciuto, conservato e condiviso. Solo un’accurata indagine archeologica potrà dare le risposte ai nostri interrogativi e solo un intervento di restauro permetterà di restituirlo alla fruizione della comunità», auspica lo storico Marco Paperini.

«È importante sottolineare come la copertura a volta a botte in pietra rende la struttura dell’Annunziata un unicum nella diocesi di Massa e Populonia – prosegue –. La costruzione di una volta a botte a sesto acuto, e per di più in pietra, richiedeva un’alta specializzazione e un investimento economico di notevole portata, specialmente per committenze piccole. Il modello, raro in generale nella regione ma diffuso nelle aree costiere toscane e di Corsica e Sardegna, rimanda all’impiego di maestranze specializzate formatesi, quantomeno culturalmente, nel Sud della Francia o in Terrasanta, dove la tipologia risulta ampiamente attestata. Possiamo ipotizzare che proprio la chiesa dell’Annunziata fu il modello al quale si ispirarono, gli altri enti religiosi come i Guglielmiti di Malavalle e gli Agostiniani di Santa Croce di Monte Beni. Resta ancora da comprendere quale fosse la sua funzione originaria. La sua posizione, lungo una viabilità importante che collegava la costa con il monastero di San Pietro in Palazzolo e l’assegnazione della struttura ai Fatebenefratelli lasciano pensare che il complesso svolgesse funzioni ospedaliere».

Scarse le fonti storiche. «La chiesa risale, nel suo impianto principale al XII o XIII secolo, tuttavia ad oggi non abbiamo notizie antecedenti il XVI. La prima menzione – afferma Paperini – si trova nei registri del Comune di Suvereto: nella tavola degli Officiali del 1530, infatti, compare la nomina di due operai “sopra la Nonziata” e di altri funzionari preposti alla cura dei numerosi edifici sacri presenti sul territorio suveretano. Poi nel 1615 è il Signore di Sassetta, Antonio Montalvo, che invia un quadro per invocare l’indulgenza della Vergine, ma già a quell’epoca la chiesa risultava povera di arredi e non era in grado di garantire un adeguato servizio alle comunità delle campagne circostanti. Affidata ai monaci ospedalieri del beato Giovanni di Dio, i Fatebenefratelli, che gestivano, fin dalla sua fondazione, l’ospedale di Piombino, fu interdetta al culto nel 1721 dal vescovo Eusebio Ciani. Da questo momento ebbe inizio il suo progressivo declino e la rovina dell’edificio. È probabile che la chiesa in origine facesse parte di un ordine esente e che per la particolare posizione, lungo un’importante asse viario, appartenesse al cenobio monteverdino di San Pietro. I primi sondaggi archeologici, effettuati dall’Università dell’Aquila nel 2009, hanno mostrato nell’area circostante la chiesa la presenza di numerosi edifici la cui destinazione non è al momento possibile definire. L’interno – conclude Paperini – è stato a più riprese oggetto di scavi condotti da clandestini alla ricerca di reperti bellici della seconda guerra mondiale, quando l’edificio era adibito a postazione di resistenza delle truppe tedesche in ritirata. Ne sono testimonianza gli evidenti segni di granata e proiettili sul lato meridionale della facciata». — M.P.



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore