La protesta
Dal mondo culturale un manifesto per denunciare il declino della città
Circa 20 esponenti evidenziano i progetti incompiuti e la Parchi assente dalla gestione del territorio
piombino
Un manifesto di circa 20 esponenti della cultura piombinese per lanciare un grido di allarme e innescare un dibattito sul “degrado” del settore a Piombino. I promotori sono editori, registi, fotografi, e tanti altri (i nomi sono a fianco). E c’è da scommettere che il sasso lanciato attirerà altri soggetti preoccupati per quanto sta accadendo in città. «Piombino è stata a lungo una città culturalmente viva, che ha saputo coniugare la dimensione industriale con progetti, iniziative e figure culturali che l’hanno posta all’attenzione - si legge nel manifesto - del contesto locale, nazionale e internazionale. I licei e le altre scuole, il cinema, il teatro, le librerie, il valore documentario di archivi e biblioteche, una tradizione musicale e artistica, la presenza di scrittori e editori, l’archeologia, i parchi e il patrimonio culturale diffuso… sono stati l’espressione e al tempo stesso il crogiuolo della modernità piombinese per buona parte del ‘900».
I promotori dell’iniziativa sottolineano come dagli inizi del nuovo secolo la crisi industriale è stata accompagnata da un declino culturale, che però non ha spento le energie intellettuali e artistiche, ma le ha progressivamente frammentate rendendole marginali e meno visibili.
Poi si passa ad oggi. «I Parchi della Val di Cornia (con Populonia, il Museo di cittadella e il Castello inseriti nel più ampio sistema territoriale strategico anche dal punto di vista dei beni ambientali), e il recupero della memoria e documentazione sulla storia operaia e siderurgica nell’ambito delle attività dell’Archivio storico comunale, sono stati negli ultimi decenni i due progetti salienti, visti anche dall’esterno come linee qualificanti di una visione strategica sui beni culturali».
Ma oggi «assistiamo invece ad una ulteriore involuzione delle politiche culturali, sempre più caratterizzate dalla logica deformante dell’evento e sempre meno guidate da una coerente visione strategica. Siamo preoccupati, in particolare, per lo stallo del progetto della biblioteca e del cosiddetto “polo culturale” e per il depotenziamento dei due importanti settori suindicati, testimoniato da una gestione dei Parchi sganciata dal territorio e più concentrata sull’azienda che sulla cultura, oltre che dalla riduzione dell’attività dell’Archivio storico, che adesso si trova a fare i conti anche con la perdita di una importante professionalità che negli ultimi anni aveva assicurato, tra le altre iniziative, la realizzazione del ciclo di successo “Gli archivi tra realtà e immaginario” al quale molti di noi hanno partecipato». Il riferimento è a Monica Pierulivo, protagonista di queste iniziative e uscita dal Comune di Piombino.
«Come esponenti della cultura cittadina sollecitiamo quindi l’apertura di un dibattito tra tutti i soggetti interessati a qualificare le attività culturali e la gestione dei beni culturali, auspicando - proseguono i promotori - politiche all’altezza delle tradizioni della città come luogo di cultura. Dal canto nostro ci impegneremo ad elaborare una mappa della cultura a Piombino, in modo da rendere visibili e rimettere in rete (non virtualmente, ma realmente) i soggetti e le energie presenti nei vari ambiti (musica, cinema e teatro, arti visive, storia e archeologia, letteratura, editoria, scuola, scienza, architettura…). La cultura a Piombino merita di più: per il suo valore universale come strumento di crescita democratica e civile della società, ma anche, in primo luogo, come leva strategica per un rilancio della città e del territorio. —
P.C.
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