Gioco
Meno tavoli, pochi clienti «Ripartenza al rallentatore»
A quasi due settimane dalla riapertura dei ristoranti il quadro è sempre cupo Il racconto degli esercenti elbani tra organici ridotti, plexiglass e misure restrittive
Primi segnali di ripresa all'isola, ma la situazione resta grigia per ristoranti e pizzerie. Il Tirreno ha dato la parola ad alcuni dei protagonisti della ristorazione elbana. Prevalgono le incognite per un futuro incerto, la complessità delle burocrazie e la riduzione netta della clientela, viste le limitazioni per le distanze tra i tavoli nei locali.
«Una ripartenza che non c'è – dice Vincenzo Mangino, uno dei titolari del Catagnacciaio – siamo ripartiti con l'asporto e la consegna a domicilio delle nostre cecine e pizze e si sono visti pochi clienti. È stata una rimessa. Ma non molliamo. Siamo alla guida del nostro forno a legna da 40 anni, forno acceso dai nostri antenati alla fine dell'800. Ci vuole molta pazienza. Il nostro organico è rimasto quello invernale non essendoci domanda: due ragazzi li assicuriamo per tutto l'anno. Le norme anti contagio hanno ridotto i nostri 150 posti a tavola a meno della metà. La gente non esce di casa ancora. Paura del coronavirus? In parte, ma sono i soldi che mancano. Lo Stato ha obbligato a stare a casa, però non ha aiutato economicamente in modo adeguato. C'è bisogno di contributi maggiori e allora le famiglie potrebbero prendere una pizza o un gelato in più. Portoferraio è ancora un deserto. La riapertura tra le regioni potrà cambiare le cose, speriamo. Ma la gente usi la testa: stia alle regole anti contagio o saranno altri guai».
Più ottimista Pasquale Caputo del ristorante - pizzeria La Lampara: «Auguro a tutti i ristoratori una stagione valida, sebbene il periodo sia difficile. Auguro un futuro più sereno e tranquillo». E prosegue il titolare della trattoria e pizzeria napoletana di via Carducci: «Abbiamo sanificato il locale e ci siamo organizzati con dei plexiglass posti tra i tavoli per la maggiore sicurezza dei clienti, con la consulenza di uno specialista il locale è ok secondo le disposizioni. C'è stato un corso sulle norme anti Covid -19, una situazione che durerà a lungo». E Pasquale crede nel bisogno di controlli all'imbarco delle navi a Piombino visto che l'Elba è ora esente da contagi. «Sono comunque ottimista – chiude – e ringrazio il sindaco Zini, il suo vice Luca Baldi e tutto il consiglio comunale; tutti sono disponibili, con umanità, per risolvere i problemi esistenti. Speriamo in aiuti con minori tasse sul suolo pubblico e sui i rifiuti. A ottobre tireremo le somme, qualcuno avrà sofferto purtroppo». A Rio Marina altri segnali di speranza: «È molto dura – dice Claudio Cecchini, titolare dal 1973 di ristorante “Da Oreste: La Strega”– Le normative sono molto restrittive ma siamo ripartiti e solo la mattina del 18 maggio ho avuto le normative previste e ho speso 700 euro affidando ad un professionista il piano di sicurezza del mio locale. Molte e complesse le norme che hanno ridotto i miei tavolini a solo 14 di cui 5 da 4 persone e gli altri da due. Avrò riduzione di clienti e quindi ho meno dipendenti, per oltre il 60%. Ne avevo sei, ora ne ho due, quindi gli stagionali soffrono e le nome sulla disoccupazione sono rimaste quelle vecchie. Proverò ad assumere altri. La crisi colpisce tutti, però sabato e domenica scorsa ho avuto clienti affezionati venuti dalla Toscana che dopo tre mesi hanno voluto riassaporare i nostri piatti di pesce fresco. Erano emozionati per essere riusciti a interrompere l'isolamento». Quindi un salto da Franco Messina ed Eleonora Signorini che gestiscono la Trattoria Da Franco in piazza Matteotti a Capoliveri. La loro ripresa dal 18 si presenta problematica. «Ma le speranze sono le ultime a morire – dice Franco – e quindi si affronta questa stagione particolare con il solito slancio. Però- fa presente Messina – abbiamo dovuto ridurre i tavoli da 15 che avevamo a 6 quindi chiaramente avremo una clientela ridotta. Abbiamo il locale sanificato e all’accesso c'è il gel e la consegna di guanti. Conseguentemente non abbiamo potuto dare lavoro ai soliti due nostri collaboratori. Per il momento andiamo avanti a livello familiare. Nel recente weekend abbiamo avuto una decina di clienti tra cui anche milanesi. Offriamo un menu tradizionale fatto di cucina tipica elbana a base di pesce, con il cacciucco e tutto il resto pesce fresco di giornata».
«A Marciana Marina stiamo tutti per riaprire – ha detto il titolare del ristorante Umami – Abbiamo una cucina tradizionale elbana rinnovata. Tipico da noi è il baccalà al mortaio fatto in tre consistenze, una ricetta uscita su l'Espresso». —
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