Il Tirreno

L’emergenza coronavirus 

Spiaggia di Fosso alle Canne ripulita dalla spazzatura

Cecilia Cecchi
Spiaggia di Fosso alle Canne ripulita dalla spazzatura

Rimosso lo sporco accumulato per le mareggiate e l’inciviltà di alcune persone E sulla scarpata è riemersa anche una discarica abusiva risalente agli anni Ottanta

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PIOMBINO

Nicchia d’ingresso a Fosso alle Canne senza più il cumulo di spazzatura frutto della pulizia della spiaggia, “ingrassato” dalle ultime passeggiate della Fase 2 emergenza Covid-19 con guanti e mascherine.

Poi? Da una mini discarica abusiva poco più in alto, lato Baratti, riemersa dopo anni, si è cominciato a togliere lo “strato superficiale”: ancora plastica, vetro, barattoli.

Decine di sacchi, qualche viaggio con l’apino per Enrico Salvadori (che, in più di 50 anni di stagioni vissute qui di spazzatura ne ha portata via parecchia, oltre a soccorrere turisti in difficoltà). Ad aiutare il pensionato, oggi 78 anni - qui veniva già appena finito il turno sul treno alle acciaierie - e che ci “abita” da giugno a settembre in un piccolo appezzamento riscattato da “Populonia italica”, Riccardo Banchi del settore lavori pubblici in Comune, con grande rispetto e passione per l’ambiente.

Fosso alle Canne, più che una spiaggia è un’opera d’arte della natura, con in più sculture di legno di Salvadori.

«Meraviglia che deve essere preservata. Non si può rovinare tutto abbandonando spazzatura – dice Riccardo Banchi – Tutti insieme dobbiamo occuparci della tutela, impedendo ad altri di sporcare, senza ma sporcare noi e aiutando a ripulire. Per diventare – invita Banchi – insieme a Salvadori custodi di questo patrimonio che per Piombino è una delle risorse più importanti».

Soprattutto da solo Enrico Salvadori ha rimosso lo sporco accumulato pure dalle persone dopo le mareggiate. «Negli ultimi giorni – ricorda Banchi – si era aggiunto materiale più recente. Qualcuno aveva segnalato il problema all’ufficio tecnico del Comune; appena Salvadori ha potuto se n’è occupato lui, come sempre. A seguire – prosegue Banchi – abbiamo cominciato a occuparci di un’altra area segnala dall’amico ambientalista Paolo Maria Politi. Poco sopra la baracca di legno sulla scarpata, rivelata dalle ultime piogge, una discarica abusiva di fine anni Ottanta: plastica, vetro, cemento, eternit, polistirolo. Abbiamo tirato fuori, incastrata in terra, una scatoletta Simmenthal che scadeva nel 1989. Vedremo di organizzare un intervento magari con Legambiente e l’associazione Amici di Vittorio per poi portar via tutto con l’apino di Enrico». Da scommetterci che i volontari arriveranno presto.



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