Il Tirreno

l’inchiesta sulle truffe immobiliari 

La mente dei raggiri si difende col giudice «Nessuna truffa, era tutto regolare»

Federico Lazzotti
La mente dei raggiri si difende col giudice «Nessuna truffa, era tutto regolare»

Nicola Calderini dal carcere racconta: «Altri affari sono andati in porto , tutti sapevano dove abitavo»

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livorno

Nicola Calderini, il piombinese descritto dagli investigatori di Livorno come la mente di una associazione per delinquere capace di mettere a segno decine di truffe internazionali ai danni di imprenditori, costruttori e commercianti, parla davanti al giudice Marco Sacquegna durante l’interrogatorio di garanzia in video conferenza collegato dal carcere di Livorno dopo l’arresto di giovedì scorso. Parla e si difende dalle accuse. Racconta che quello che gli inquirenti descrivono come un sistema fraudolento pensato per spillare denaro alle vittime – si parla di un milioni di euro complessivo – attraverso la costituzione di una società Limited all’estero dove inserire l’immobile che poi sarebbe stato acquistato da magnati milionari attraverso, fosse un sistema assolutamente regolare. E aggiunge anche che in questo modo i proprietari dei lussuosi immobili – i suoi clienti insomma – avevano anche dei benefici fiscali non indifferenti che potevano arrivare fino al 22%.

Calderini, 39 anni, origini piombinesi e dal 2016 inquilino della villa liberty di via Montebello in qualità di custode manutentore, al giudice ha anche spiegato che alcuni degli affari che ha proposto sono andati in porto, mentre su quelli su cui indaga la Finanza ha raccontato che ci fosse un interesse «reale» dell’investitore straniero, ma in un secondo momento, si sarebbe poi tirato indietro perché il bene non era vendibile. Possibile?

Ovviamente la versione del 39enne non convince gli investigatori. Anche perché Calderini non ha chiarito molti aspetti della vicenda, giustificandosi con il fatto che si tratta di episodi lontani, tra il 2016 e il 2017, e che i contratti stipulati sono nelle mani delle fiamme gialle. Un capitolo importante dell’interrogatorio ha poi riguardato il fatto che «l’ideatore dei raggiri» – si legge nell’ordinanza – dopo aver incassato i soldi per la costituzione della società cassaforte «abbia fatto perdere le proprie tracce». A questa contestazione Calderini ha ribattuto spiegando che tutti i clienti sapevano dove abitava: nella villa di via Montebello.

Al termine dell’udienza a cui si è sottoposto – respingendo le accuse – anche Mike Berni, al momento nel carcere di Massa Marittima, l’avvocato di entrambi, Davide Lera ha chiesto gli arresti domiciliari.

Nei prossimi giorni sarà fissato anche l’interrogatorio di garanzia per il presidente dei notai livornesi Valerio Vignoli, anche lui indagato per associazione per delinquere, e sospeso per otto mesi dalla professione.

Vignoli è considerato il «rassicuratore per i clienti sulla bontà degli affari». Il professionista a sua volta respinge le accuse. —

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