Gioco
«Ingresso dello Stato ma anche nella gestione unica soluzione per Jsw»
piombino
No ad aiuti di Stato per Jsw ma ingresso nella gestione «per assicurare che l’impresa rispetti gli accordi. A sostenerlo è l’associazione Camping Cig, con toni piuttosto duri nei confronti di Jindal. Aiuti e stop, secondo Camping Cig, significherebbe «continuare con la logica distruttiva di prona sudditanza che ci ha portato al disastro di questi anni. Tanto più che Jsw finora si è presa il 30% del salario degli operai, ha disatteso le promesse sugli smantellamenti e soprattutto sugli investimenti previsti; non mette sufficientemente in sicurezza gli impianti (vedi il crollo di una grossa tubazione e la mancata sanificazione in qualche reparto); non ha presentato ancora un vero e completo piano industriale». Quindi, sì a quote dello Stato in Jsw, «così da farsi garante di prospettive occupazionali, di sicurezza del lavoro, della democrazia in fabbrica, della dislocazione territoriale che rispetti le prospettive urbanistiche per una diversificazione economica; di tecnologie moderne ecocompatibili, di bonifiche e tutela dell’ambiente. Tutto cio’ con precisi vincoli formalizzati e cadenzati, in un accordo tra multinazionale e parte pubblica, che concretamente puo’ prendere la forma di una “rilettura” del vigente Accordo di Programma, ad oggi disatteso da ambo le parti, pubblica e privata».
Secondo Camping Cig il Governo «deve convocare subito l’incontro tra istituzioni, azienda e sindacati e deve dare subito risposte chiare ( anche con procedure di emergenza) agli impegni assunti, tipo la riduzione del costo dell’energia. Jsw deve presentare ( senza ulteriore dilazioni) il piano industriale nella sua forma integrale».
L’alternativa è - dice Camping Cig - che il governo decreti la fine dell'esperienza Jindal a Piombino facendosi carico di costruire un futuro per lo stabilimento con una gestione affidata interamente allo Stato o con una proprietà comunque maggioritaria per tornare a colare acciaio, unica ancora di salvezza per lo stabilimento».
A questo dovrebbe essere affiancato un « Piano di Rinascita per Piombino e la Val di Cornia. A livello nazionale occorre una normativa che renda tempestivi gli investimenti sui Sin e sulle aree di crisi complessa, nonché un Piano siderurgico nazionale che garantisca il settore dell’acciaio». —
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