Gioco
Turismo nautico a Pianosa, l’idea della Fondazione fa infuriare il Cigno Verde
Gli ambientalisti elbani sul piede di guerra dopo la proposta di una apertura maggiore dell’isola piatta e di Montecristo
PORTOFERRAIO
Duro botta e risposta tra la Fondazione Isola d’Elba e Legambiente Arcipelago toscano. Motivo dello scontro è la proposta, lanciata dalla Fondazione, di un’apertura di Pianosa e di Montecristo al turismo. In particolare è l’isola piatta al centro dei pensieri della Fondazione, che la ritiene tesoro ancora non completamente sfruttato dal punto di vista turistico ed economico. «Noi abbiamo due gioielli di valore immenso, totalmente trascurati ed in stato di completo abbandono – spiegano dalla Fondazione – Sono Montecristo e Pianosa. Riteniamo che l’apertura di Pianosa, almeno al turismo da diporto privato, creerebbe una fortissima attrazione mediatica internazionale, ed un immediato flusso turistico di qualità. In pratica potremmo concedere a pagamento un ragionevole numero chiuso di permessi giornalieri diurni, che permetterebbero alle imbarcazioni private di entrare entro il miglio di distanza, ormeggiare, fare il bagno, snorkelling e magari anche arrivare a nuoto sulla costa a prendere il sole entro 20 / 30 metri dalla battigia. Nessuna attività di pesca o prelievo, nessun danno per l’Ambiente. Con una tariffa giornaliera proporzionata alle dimensioni delle imbarcazioni siamo convinti che si possano recuperare ingenti somme non solo per le pulizie e i controlli di cui Pianosa ha tanto bisogno. Inoltre creeremmo uno straordinario indotto economico occupazionale sull’Elba, catturando anche nuovo turismo pregiato. Quanto abbiamo detto per Pianosa può valere in forma più esclusiva anche per Montecristo». Immediata la replica del Cigno Verde isolano. «Dispiace davvero che la fondazione Isola d'Elba, animata da così autorevoli imprenditori e da così numerosi think tank – attacca il responsabile per le isole minori Umberto Mazzantini si lasci andare a proposte mal ponderate, che denotano scarsa conoscenza della normativa, dei vincoli, delle competenze degli enti chiamati in causa, e quindi impossibili da realizzare, come quelle di "aprire" Montecristo e Pianosa al diporto – visto che il bagno e lo snorkeling citati grazie al Parco si possono già fare – e al nuoto libero partendo da barche che si ancorerebbero dentro il mare protetto ma che, miracolosamente, non farebbero danno alcuno a un ambiente che è, in entrambe le isole zona 1 di protezione integrale».
«Nella situazione attuale nessuno, a cominciare dal Parco nazionale – aggiunge Mazzantini – può modificare i vincoli con i quali il mare di Pianosa e di Montecristo sono stati affidati al Parco con un decreto del Presidente della Repubblica e un decreto ministeriale, in attesa dell’istituzione dell’Area Marina protetta dell’Arcipelago Toscano prevista dal lontanissimo 1982. Solo con l’istituzione dell’Area marina protetta il Parco, tenendo conto del grande valore ambientale delle due isole e del loro mare e delle Direttive europee che li proteggono, potrà rivedere l’attuale zonazione a mare a Pianosa e Montecristo e consentire altre attività a basso impatto ambientale, così come chiede da sempre Legambiente. Su una cosa la Fondazione Elba ha sicuramente ragione: Pianosa e Montecristo sono due gioielli, ma i gioielli non si svendono o non si portano al Monte di pietà per passa’ la nuttata del Covid-19, se si ha la fortuna di averli si proteggono, perché sono preziosi per noi e per le generazioni future». —
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