Il Tirreno

l’emergenza coronavirus 

Ottomila mascherine in due mesi di lavoro Le volontarie elbane non si fermano più

Antonella Danesi
Ottomila mascherine in due mesi di lavoro Le volontarie elbane non si fermano più

I dispositivi fai da te distribuiti a volontari, vigili e sanitari Una partita in consegna ai profughi del campo di Lesbo

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Che cosa si può fare durante il lockdown per dare una mano alla nostra comunità? Se lo sono chiesto due donne elbane, Catia Gasparri e Giuliana Costagli che, costrette all’isolamento dalla pandemia, avevano deciso di fare comunque qualcosa per alleviare la situazione. Da subito l’emergenza che si è presentata è stata quella di reperire mascherine. Da lì è partito un tam tam a cui hanno risposto amiche e conoscenti ed è nata “Sos mascherine”.

Le volontarie infatti da due sono diventate cinque, dieci, venti, fino ad arrivare a più delle 50 attuali che stanno realizzando mascherine a tempo di record da settimane. Chi sapeva cucire ha messo a disposizione la sua capacità come la maestra di taglio Manuela che ha diffuso un cartamodello delle mascherine da realizzare a cui tutti si potevano ispirare. C’è chi ha frugato in cassetti e cantine ed fornito stoffa ed elastici (alcuni in quantità quasi industriale), visto che i negozi, in piena emergenza pandemia, erano chiusi. Chi ha fatto il corriere per far arrivare i materiali ai volontari che lavorano in tutti i paesi dell’Elba. Chi ha dato la disponibilità a far parte di questa avventura lo ha fatto a prescindere. Alcuni non si conoscono e non si sono mai visti, hanno contatto solo attraverso i numeri di telefono ed i gruppi whattsapp da cui passano le comunicazioni ma solidarietà e creatività hanno superato ogni distanza ed hanno permesso che in tutta l’Elba ad oggi siano state distribuite quasi 8 mila mascherine, a tinta unita, fantasia, personalizzate per le forze dell’ordine e per l’ospedale, le altre in distribuzione alla Misericordia. «C’è chi ha usato la macchina da cucire – racconta Giuliana Costagli – ma sono state fatte anche a mano. Tutte si sono messe e a disposizione secondo le loro competenze. Una meravigliosa e inaspettata esperienza». Giuliana ha coordinato la situazione che a quel punto aveva bisogno di una programmazione puntuale per mantenere attivo il meccanismo, organizzando la distribuzione dei materiali, l’invio e la distribuzione delle mascherine alla Misericordia, da cui i dispositivi sono arrivati in tutto il territorio elbano. «Parenti, vicini e amici – spiega Giuliana – tutti si sono resi disponibili a dare una mano in questa operazione».

Decana delle volontarie la signora Luigina che ad 87 anni, non ha esitato a mettersi a tagliare e cucire. «Vorrei ringraziate le persone che hanno partecipato a questa nostra avventura e che l’hanno resa indimenticabile – commenta Catia Gasparri dalle Canarie – Ringrazio la mia maestra di cucito Manuela e Claudio Giani che ci ha regalato l’elastico. La mia mamma che ci ha dato tanta stoffa e tutti, ma proprio tutti, che mi hanno fatta sentire vicino a casa in un momento così». E non è finita perché le mascherine dei volontari elbani stanno per espatriare. Ne sono in partenza circa 700 per il campo profughi di Moria all’isola di Lesbo ancora in emergenza. Intanto le volontarie continuano ed ora hanno creato mascherine per bambini, in alcuni casi, personalizzate per farle accettare a quelli più piccoli o per chi ha dimostrato più resistenza ad indossarla. «Continueremo a lavorare fino a che ce ne è bisogno – annuncia Giuliana – di sicuro fino alla fine del mese. Dopo la pausa estiva riprenderemo a settembre con il ritorno dei bimbi a scuola per altre creazioni». —

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