Il Tirreno

l’emergenza coronavirus 

San Vincenzo, quelle sedie vuote che chiedono aiuto allo Stato

Irene Di Brino
San Vincenzo, quelle sedie vuote che chiedono aiuto allo Stato

La protesta di ristoratori, baristi, artigiani, commercianti. Con loro anche l’assessore Roventini

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San VINCENZO

Una distesa di sedie – tutte con distanza di sicurezza imposta dai tempi – ha riempito ieri pomeriggio la zona pedonale di San Vincenzo. Sedie all’apparenza vuote ma occupate da cartelloni di domande, richieste, speranze e rabbia. Sedie occupate dai ristoratori, dagli imprenditori, dagli artigiani, dai liberi professionisti che manifestavano, tutti insieme, uniti dalla volontà di far sentire la loro voce e dare un segnale forte a uno Stato che ancora non riesce ad ascoltarli. Sedie che portavano addosso la volontà di tornare a lavorare, a vivere, a produrre con dignità e sicurezza. Erano in tanti, nella via principale del centro, pronti a esternare le loro preoccupazioni, pacificamente ma con fermezza.

«Anche noi siamo l’Italia» leggeva al microfono la voce di una delle partite Iva di San Vincenzo. «L’Italia di chi lavora. L’Italia che costruisce, che vende, che produce, che ripara, che prepara, che pulisce, che trasporta, che aiuta, che viene aiutata, che è sempre sotto esame e che anche se maltrattata da una politica sporca e distaccata dalla realtà non vuole cadere. Non vuole cedere. Non vuole morire».

In molti spiegano di sentirsi abbandonati, di non capire come le misure prese dallo Stato possano aiutarli nel concreto a rimanere a galla. Si chiedono perché quel “non lasceremo indietro nessuno”, per loro, non valga. «Manifestiamo per la dignità di dipendenti e imprenditori – racconta Ivan Verniero, titolare della griglieria Maremma Maiala – che ad oggi, dopo più di due mesi di fermo, si sono visti arrivare dallo Stato solo poche briciole. Chiediamo che lo Stato ci dia fiducia e che ci permetta di riaprire seguendo misure che siano effettivamente applicabili al nostro lavoro e non così rigide da renderlo impossibile». Raccontano dei problemi di tanti dipendenti che non ricevono la cassa integrazione. Chiedono la totale sospensione delle tasse e non solo di una parte di esse. Domandano «misure reali di sostenibilità economica per imprese e attività», come si legge sul cartello in mano a Rosa Bellacozza, titolare della pizzeria New Hemingway. In molti infatti sono ormai da due mesi senza alcun ricavo e si trovano comunque a dover affrontare spese fisse e di gestione inevitabili. «Non dimentichiamoci dei tantissimi lavoratori stagionali a tempo determinato che hanno perso il posto e non sanno se potranno lavorare quest’estate» aggiunge Manuel Cecchini, titolare del bar Te Quiero. «Noi eravamo sei e per ora sarò costretto a rimanere da solo. In un momento così difficile la politica dovrebbe esserci per loro e per le loro famiglie e invece, anche da questo punto di vista, le misure risultano inadeguate».

Ma la richiesta che riecheggia maggiormente tra i manifestanti è quella di poter ricominciare a lavorare e produrre, così da tornare a far girare l’economia con le loro attività, prima che sia troppo tardi. «Quello che abbiamo letto dalle linee guida dell’Inail ci lascia perplessi – spiega Marta Frassoni, titolare del ristorante la Tuga – e più confusi di prima. Ci dicono di essere pronti ad aprire dal 18 maggio o dal 21 ma ancora non abbiamo una delibera che ci spieghi esattamente come dobbiamo comportarci. Io sto cercando di organizzare il mio ristorante nel modo più sicuro possibile, diminuendo il numero dei tavoli e aggiungendo separazioni ma le richieste ad oggi sembrano tantissime – basti pensare alla segnaletica orizzontale – e i dubbi che creano ancora di più».

I protocolli finora auspicati sembrano inattuabili. Presente alla manifestazione l’assessore allo sviluppo economico Massimiliano Roventini che, ascoltate le parole del portavoce, ha confermato l’appoggio dell’amministrazione comunale: «Siamo al vostro fianco. Stiamo facendo il possibile per stimolare il governo a darci risposte certe perché i protocolli proposti dall’Inail sono indecorosi e inattuabili. Dobbiamo lottare per ripartire perché la vita della piccola e media impresa è la vita dello Stato e questo è nel cuore e nel sentimento delle amministrazioni locali». Tra i manifestanti sono in molti a riconoscere l’impegno e la vicinanza del Comune, anche attraverso la concessione gratuita di suolo pubblico da utilizzare per la disposizione di tavolini, con lo scopo di contenere al minimo le perdite di posti dovute alle misure di sicurezza. È chiaro invece il sentimento di distanza dallo Stato, dal quale si sentono abbandonati e a cui chiedono più chiarezza, interventi economici e legislativi concreti e la possibilità di ricominciare a fare al meglio il proprio lavoro. —

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