Il Tirreno

Segreterie Fim Fiom Uilm 

«Un incontro per capire il futuro, con vertici aziendali e istituzioni»

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piombino

Un doppio fronte. Le segreterie nazionali Fim, Fiom e Uilm chiedono al ministero dello Sviluppo economico di riprendere il filo del confronto fermo al 18 febbraio con un incontro urgente in videoconferenza su Jsw Steel Italy. Mentre le segreterie provinciali oltre a fare il punto sulla gestione dei protocolli per il contenimento della pandemia covid-19, messi a punto per la ripresa delle attività nelle aziende del polo siderurgico di Piombino, per Jsw Steel Italy auspicano un ruolo di Cassa depositi in linea con il presidente della Regione Toscana.

Tra il 4 e il 6 maggio Liberty, Tenaris, Gsi, Jsw e Piombino Logistics, ha ripreso le attività. «A 10 giorni è prematuro fare bilanci – dicono le segreterie provinciali –, ma è stato un tempo utile per verificare che quanto è stato concordato fosse applicato. Ad oggi, salvo alcune criticità di ripartenza, le organizzazioni funzionano e sarà essenziale il continuo controllo e aggiornamento delle pratiche operative».

Spostando la lente sulle misure che il governo si appresta a varare, con una nuova vocazione di intervento e partecipazione nazionale ora consentita dall’emergenza, per i sindacati «rappresentano una opportunità che le imprese, Jsw in primis, devono cogliere». E aggiungono: «La Cassa depositi e prestiti (Cdp) che sarà autorizzata a costituire per le grandi imprese un “Patrimonio destinato” con lo scopo di mettere in campo interventi e operazioni di sostegno e rilancio del sistema economico-produttivo italiano, rappresenta per la futura acciaieria di Piombino un’occasione importante per il rilancio dello stabilimento».

Il gruppo indiano, proprietario dal 2018 dell’ex Lucchini, secondo polo siderurgico dopo l’Ilva di Taranto, al netto degli effetti della pandemia «ha accumulato perdite per oltre 40 milioni e se tra le cause c’è stata la crisi del mercato dell’acciaio, le difficoltà a riconquistare il mercato, il costo elevato dell’energia, sicuramente l’elemento più rilevante è l’assenza di un’area fusoria, che costringe l’azienda a dipendere totalmente da forniture esterne, con tempi e costi non sempre controllabili, anche per quelle forniture strategiche per l’infrastrutturazione del nostro Paese costituito dalla produzione, unica in Italia, delle rotaie da 108 metri, che potrebbero arrivare, con gli investimenti opportuni, temprate e di 120 metri». Gli effetti di questa emergenza sanitaria «rischiano di amplificare a dismisura le difficoltà fin qui registrate nel rilancio siderurgico di Piombino. Ora più che mai, forse ancor più del 2016 quando lo chiedevamo per le incapacità imprenditoriali di Cevital, si impone una scelta e una opportunità di interesse nazionale e di politica industriale, partendo dal dare le risposte istituzionali al gruppo Jsw alla base della richiesta di proroga di 4 mesi, ormai trascorsi, condizione preliminare agli investimenti sull’area fusoria. Così come serve che l’azienda colga l’opportunità e richieda l’intervento di Cdp per il rilancio siderurgico di Piombino». E concludono: «Serve quanto prima riconvocare il tavolo istituzionale per affrontare la vertenza Piombino, alla luce anche delle nuove disposizioni previste dal Decreto, con i massimi vertici aziendali e istituzionali». —

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