Gioco
Rossi al ministro «Cassa depositi entri nel capitale di Jsw Steel Italy»
Superare la crisi di mercato aggravata dalla pandemia L’operazione è resa possibile dal Decreto Rilancio
piombino
Favorire l’ingresso della Cassa depositi e prestiti (Cdp) nel capitale sociale di Jsw Steel Italy. È l’orizzonte, sulla scorta dell’autorizzazione data a Cdp introdotta dal Decreto Rilancio di costituire per le grandi imprese, che superano i 50 milioni di euro di fatturato, un “patrimonio destinato” per interventi e operazioni di sostegno e rilancio, a cui invita a guardare il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi nella lettera che ha indirizzato al ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli.
Il presidente Rossi dopo aver richiamato la storia dell’arrivo del gruppo indiano a Piombino, sottolineando come siamo di fronte al secondo polo siderurgico italiano, e che da mesi sono in corso contatti e incontri presso lo stesso ministero per lo Sviluppo economico, Rossi afferma che «la fase di una gestione “ordinaria” del rilancio siderurgico di Piombino non è più sufficiente, e si pone invece il tema di una scelta di interesse nazionale e di politica industriale». Da qui la richiesta di «valutare e favorire un ingresso temporaneo della Cassa depositi e prestiti nel capitale sociale di Jsw Steel Italy Piombino, per esempio con una partecipazione di minoranza, o altra soluzione come le modalità di intervento associate al “patrimonio destinato”, di cui all’articolo 30 del Decreto Rilancio, per imprese con oltre 50 milioni di euro di fatturato».
Dopo aver evidenziato come il gruppo indiano guidato da Sajjan Jindal, ha già investito 330 milioni di euro tra acquisizione, capitale circolante, investimenti iniziali e copertura di perdite dal 2018 ad oggi, mantenendo l’occupazione anche grazie agli ammortizzatori sociali, oggi alla crisi del mercato dell’acciaio si è aggiunta la pandemia con il rischio di reali problemi di liquidità, insufficienza nella domanda, costi fissi elevati per esempio per l’energia), e quindi una gestione aziendale che rischia di entrare in crisi ancor prima di arrivare alla fase degli investimenti. Da qui, ricorda ancora il presidente Rossi, la richiesta di ordinativi incrementali da parte di Rfi, con possibili quote di domanda riservate nelle gare pubbliche, come risulta avvenga anche in altri Paesi europei, nonché un aiuto straordinario nell’accesso al credito e per garanzie sull’export, per esempio attraverso Sace.
«Aggiungo – ricorda Rossi – che il gruppo indiano Jsw e la Cassa depositi e prestiti sono già stati partner nella gara sull’Ilva di Taranto e che, pertanto, mi risulterebbe che Mr Jindal non sarebbe contrario a una partnership pubblica temporanea al fine di strutturare i rapporti con il mondo finanziario e avviare gli investimenti. In sostanza, abbiamo ancora la possibilità di prevenire anziché rincorrere l’involuzione di una crisi industriale e, a causa dell’emergenza covid-19, sappiamo ora di dover ragionare anche in termini di messa in sicurezza delle infrastrutture strategiche come il trasporto pubblico locale su ferro e la stessa alta velocità ferroviaria che, senza le rotaie da 108 metri prodotte a Piombino, dovrebbero per forza approvvigionarsi dall’estero mettendo in conto – per il futuro – anche blocchi nei flussi logistici, eventuali ulteriori dazi, guerre sui prezzi a scapito della qualità e sicurezza di un prodotto di interesse pubblico per la mobilità di persone e merci, tra l’altro ambientalmente sostenibile».
Insomma, il presidente Rossi chiede al ministro Patuanelli di «considerare una “soluzione straordinaria” su Piombino, dovuta alle “condizioni straordinarie” venutesi a creare con la pandemia, e per tempo». Rossi auspica di poterne parlare di persona con il ministro. –
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