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Telecamere funzionanti ma la burocrazia frena la videosorveglianza

Giorgio Piglia
Telecamere funzionanti ma la burocrazia frena la videosorveglianza

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Monteverdi

Sono state accese le telecamere del sofisticato impianto di video sorveglianza che mette sotto controllo il traffico entrata-uscita in quattro comuni della Val di Cornia e Val di Cecina: Monteverdi, Pomarance, Castelnuovo, Montecatini V. C. . Inviano immagini a colori molto ben definite ai computer installati nella centrale dei carabinieri di Pomarance, nei locali sotto la sala polivalente di Monteverdi e nelle altre due sedi comunali di Castelnuovo e Montecatini.

Le telecamere attive sono due per ogni palo a bordo strada: una fotografa le targhe dei veicoli e dal numero rilevato permette all’operatore in centrale di stabilire se l’auto, la moto, il camion sono in regola con l’assicurazione, la revisione periodica e la tassa di circolazione. Un sistema così evoluto a livello tecnologico che può essere sufficiente il colore del veicolo fotografato per risalire alla sua targa e a tutto il resto. L’altra telecamera riprende il “contesto” e cioè l’ambiente nel suo raggio d’azione: se avviene un incidente, la dinamica è videoregistrata.

Bello, efficiente, funzionale, ma purtroppo l’impianto non è ancora utilizzabile per gli scopi di sorveglianza e sicurezza per cui è stato realizzato. Siamo all’ultimo chilometro di un percorso iniziato più di cinque anni fa e per arrivare al traguardo si deve attendere che i quattro comuni su cui insiste approvino i regolamenti per un uso corretto e rispettoso della privacy: secondo Francesco Govi, sindaco di Monteverdi (capofila dell’operazione) i consigli comunali potrebbero varare le norme di tutela entro un paio di mesi.

Intanto l’impresa che ha vinto l’appalto definitivo all’inizio del 2019 per 524mila euro – il Gruppo Simtel di Firenze – continua a lavorare sul campo: «Attendiamo da un anno – ci dice l’ingegner Roberto Di Paco, responsabile delle attività operative – che l’Anas autorizzi l’installazione di altri quattro pali sulla 439 nel comune di Pomarance. Inoltre ci sono da svolgere le operazioni di collaudo e i corsi di formazione per il personale, militari dell’Arma e vigili urbani».

Il professionista non indica una data di fine-lavori perché non dipende da lui, ma si augura, come molti, una conclusione rapida di questo atteso progetto che dall’inizio ad oggi ha patito ritardi inaccettabili in una società moderna: un mix di burocrazia, ripensamenti, integrazioni ha infatti reso interminabile la risposta ad una esigenza di sicurezza che già nel 2015, quando tutto ebbe inizio, veniva richiesta fortemente dai cittadini alle amministrazioni locali. E che carabinieri e polizia già ritenevano non rinviabile per contrastare una malavita sempre più aggressiva sul territorio. Ed è curioso che a creare i ritardi mai ci sia stato un problema di finanziamento: i soldi c’erano fin da subito, attinti al fondo della geotermia gestito dal Cosvig, il consorzio regionale al quale affluiscono le royalties Enel per la mitigazione ambientale delle aree con centrali geotermiche.

Siamo dunque all’ultimo chilometro. I gruppi di telecamere attivi sono 10 a Monteverdi, 7 a Pomarance (dove c’è già un sistema di videosorveglianza comunale, da integrare), 7 a Castelnuovo, 4 a Montecatini. Poi ci sono i ripetitori: uno di questi si erge nello spiazzo antistante l’Abbazia di San Pietro e forse sarebbe stato meglio installarlo più lontano. «È una posizione strategica, fissata nel progetto che ci hanno consegnato –assicura l’ingegnere Di Paco –, ma abbiamo fatto il possibile per ridurre le postazioni di rilancio del segnale». Sotto l’aspetto tecnico c’è ancora un intervento in programma: un collegamento via cavo telefonico tra la centrale dei carabinieri a Pomarance e il comando della compagnia provinciale dell’Arma a Volterra. Un dettaglio di rapida esecuzione, mentre la parola passa ai consigli comunali dei quattro comuni videosorvegliati. Tocca a loro non aggiungere altri ritardi. —

Giorgio Piglia



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