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Officina 97: «Ancora metà dei buoni alimentari non sono stati consegnati»
L’associazione polemica col Comune a cui spettava la distribuzione di 200mila euro di aiuti alle famiglie: «E intanto la città è ormai allo stremo»
PIOMBINO
La vicenda dei buoni alimentari fa ancora discutere. Nella prima tranche per la cattiva organizzazione che portò a un clamoroso assembramento per la consegna davanti alla Croce Rossa, con i destinatari chiamati per nome e cognome, nella seconda invece per i ritardi e per la loro nuova destinazione, quella ai “nuovi poveri” come li definì il sindaco Ferrari, riferendosi a commercianti, lavoratori stagionali rimasti senza contratto, persone che comunque «avevano un introito che questa crisi ha cancellato da un giorno all’altro».
Il problema è che di questa seconda distribuzione (da cui erano esclusi coloro che avevano avuto il primo buono) nulla più si è saputo pubblicamente.
Sul punto sembra più informata Officina 97, associazione che ha organizzato una propria rete solidaristica, mettendo in sincronia domanda e offerta di beni di prima necessità. E Officina 97 è polemica, perché «in un mese e mezzo, e in una città allo stremo, il Comune non è stato in grado di distribuire, a chi ne ha bisogno, i 200.000 euro di buoni spesa arrivati con l’ Ocdpc n.658 del 29 marzo 2020. Mentre migliaia di persone, a Piombino, affollano le associazioni che distribuiscono generi alimentari di prima necessità, poco meno della metà delle risorse dei buoni spesa sono ancora nelle casse comunali, e ad oggi non ci è dato sapere se e come verranno distribuite, nonostante il carattere di assoluta emergenza previsto dalla misura di sostegno governativa. Comuni ben più grandi di Piombino hanno terminato la consegna settimane fa».
Officina 97 è critica perché invece a Piombino sono stati approntati «requisiti più restrittivi rispetto alla generalità dei Comuni, moltiplicazione dei bandi, domande difficili da compilare, mancata assistenza per chi, per questioni di età o di poca praticità con la burocrazia o con la lingua, si è ritrovato in grande difficoltà nel presentare le domande. Ci sono giunte molte segnalazioni di casi in cui non sono stati dati i buoni per la mancanza di una crocetta, o per piccole sviste nella compilazione. Tantissime persone sono state avvertite dell’incompletezza della domanda da un messaggio registrato e, senza sapere dove fosse l’errore, hanno dovuto ripresentare la domanda in fretta e furia; e solo via mail, in barba a chi non ha la mail e non è riuscito a trovare autonomamente un aiuto».
Modalità di gestione che «ha generato grande confusione e incertezza nella popolazione, e moltiplicato le necessità di uscite in momenti critici; fortunatamente siamo in una zona poco colpita dal virus. Senza contare le imbarazzanti scene delle consegne con resse e totale mancanza di privacy. Una strategia di mortificazione dei lavoratori e delle lavoratici in difficoltà, di chi sopravvive con una piccola pensione o un misero sussidio e una famiglia sulle spalle, di chi non si è visto richiamare per il lavoro stagionale, e di tutte le fasce più deboli della popolazione».
«Dal 30 marzo – conclue l’associazione – quasi 200 famiglie sono passate dalla nostra sede di via Pisacane 97 per essere aiutate con la spesa solidale, frutto di donazioni popolari e della collaborazione di molti esercizi commerciali piombinesi». —
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