Il Tirreno

IL PERSONAGGIO 

Lascia la fabbrica e si trasferisce a Bologna per lavorare in ospedale

francesca lenzi
Lascia la fabbrica e si trasferisce a Bologna per lavorare in ospedale

La storia di Michele Minuti che durante la cassa integrazione in Jsw ha studiato da operatore socio sanitario vincendo un bando in Emilia  

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PIOMBINO

Quando nasci a Piombino e nasci maschio, hai una buona percentuale di lavorare, prima o poi, nelle fabbriche della città. Certo, non vale più il detto “Piglialo, è di Magona”, e la crisi prima siderurgica e poi globale, ha declassato e non poco nella graduatoria dei buoni partiti il mestiere dell’operaio, ma lo stabilimento resta la fonte di reddito di buona parte dei piombinesi. Cassa integrazione, mobilità e futuro incerto, permettendo.

Michele Minuti, classe 1978, è entrato in acciaierie nel 2002 e ha lavorato alla colata continua fino al 2014, quando l’altoforno è stato addormentato per sempre. Per tanti, compreso Michele, è arrivata la cassa integrazione, durata fino al 2018. «Poi mi hanno richiamato ai treni di laminazione dove sono rimasto fino a sabato», afferma il piombinese che, da lunedì ha cambiato letteralmente vita. Ha caricato in macchina armi e bagagli, ed è partito alla volta di Bologna, per prendere servizio come oss, operatore socio-sanitario.

«Durante la cassa integrazione ho preso il diploma di maturità, facendo due anni in uno, in una scuola privata – racconta Minuti – Poi nel 2017 ho fatto il concorso per il corso oss e sono entrato a Livorno. Ho finito nel luglio del 2018 e, proprio dopo un mese, sono stato richiamato al lavoro al treno vergella della Jsw. Però finito il corso avevo provato la strada del bando. Ce n’era uno in Emilia Romagna per entrare in ospedale, partecipai a quel concorso, passando la prova scritta e poi anche l’orale. Insomma, sono entrato in graduatoria e alla fine mi hanno chiamato».

La notizia arriva prima per telegramma e nel giro di venticinque giorni Michele Minuti viene assunto all’ospedale Maggiore di Bologna. «Ho iniziato lunedì ma per ora sono alla casa di riposo di San Giovanni in Persiceto, fra l’altro in un reparto Covid – spiega il piombinese – Qui, infatti, quando è scoppiata la pandemia, si ammalarono 20 operatori su 28, e diversi ospiti. Fra un paio di settimane dovrei passare al Maggiore. Come sto? Beh, ho lasciato tutto in Toscana. Mi sono fidanzato sei mesi fa, trasferendomi a Scarlino da lei. E ora ho lasciato tutto: famiglia a Piombino, ragazza e gatti. Due miei e uno suo, che per me sono come figli. Appena posso scendo a casa e, quando le restrizioni allenteranno un po’, verrà anche lei da me. Ho iniziato lunedì e subito alla prova del nove – prosegue Minuti – Più del lavoro in se stesso, la difficoltà arriva dal trovarsi in una città grande come Bologna dove si gira male con l’automobile e il parcheggio è una miraggio. Quando mi sarò ambientato un po’ e, soprattutto, nel momento in cui prenderò servizio al Maggiore, farò su e giù con il treno».

L’operaio diventato oss ha affittato per ora una stanza con bagno personale in città alla cifra di 400 euro. «Sono venuto via dalle acciaierie perché ero stufo dell’incertezza e dei turni – spiega Minuti – Ma qui in Emilia ho trovato una situazione di emergenza ed è dura. Sono onesto, quando feci il tirocinio mi piaceva molto più l’idea di lavorare in una residenza per anziani rispetto all’ospedale. Ora sono un po’ preoccupato. Ma mica per paura di prendere il virus. No, quello no, anche perché se sei giovane è difficile che ti prenda male. Più che altro penso alla prospettiva del rischio di quarantena. E chi ce la farebbe a stare un mese a Bologna da solo?».

«Mi manca sì casa – racconta – È capitato tutto insieme e non ho nemmeno avuto il tempo di prepararmi psicologicamente. Spero che la mia scelta possa ripagare nel futuro, sinceramente è accaduto così in fretta che non ho neppure avuto la possibilità di valutare pro e contro. Il lavoro comunque mi piace, e poi la speranza è con il tempo di avvicinarmi a casa. Se non a Piombino, comunque più vicino di dove sono adesso. Ma poi è vero che ha riaperto il mio circolo, l’Atp? – domanda Michele – Mi manca da morire il tennis. Il gomito mi ha fatto patire quest’anno. Dopo due mesi di infortunio, al momento di tornare a giocare, è scoppiata la quarantena. Ora mi trasferisco a Bologna e riapre il circolo. Vabbè, quando sarà possibile, andrò a cercare un posto dove poter giocare a tennis pure qua. Anche perché quando torno a Piombino avrò da ridare “la zuppa” a tutti, mica penseranno che voglio perdere? Come giocatore negli ultimi anni ho goduto poco con tutti gli infortuni avuti, ma resto il capitano più vincente dell’Atp. Scrivilo eh!».

francesca lenzi

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