Gioco
«Responsabilità lampanti di Casani e Saccardi tocca a Rossi chiarire»
Il sindacalista: «Non c’è alcun presupposto legislativo che consente al direttore Asl di bypassare il confronto e l’approvazione dei sindaci»
campiglia
«In Toscana la legislazione sanitaria si è sempre ispirata alla condivisione delle responsabilità sul che fare. Comuni e Regione si sono dotati di leggi, per ultimo la legge 84 del 2015, nelle quali è chiaramente affermato il principio che la programmazione è tecnicamente predisposta dai direttori generali seguendo le indicazioni regionali e approvata dai sindaci in sede di conferenza delle Società della salute o zone socio-sanitarie». È questa la cornice da cui parte Paolo Camelli della Uil confederale di Livorno per inquadrare quanto sta accadendo all’ex ospedale di Campiglia. «Non vi è alcun dubbio che il centro di riabilitazione sia un servizio territorialmente competente alla costituenda Società della salute Valli Etrusche e dunque la sua trasformazione in centro covid necessitava dell’approvazione di tale organismo – aggiunge –. Non vi è nessun presupposto legislativo che possa consentire al direttore generale di bypassare il confronto e l’approvazione dei sindaci: eppure questo è palesemente avvenuto».
Potrebbe sembrare un formalismo invece Camelli lo indica come «la profonda ferita che si è prodotta in tale circostanza», sottolineando che «non vi è nessuna emergenza sanitaria che la possa giustificare. Al contrario proprio in una fase di emergenza sarebbe decisivo mantenere rapporti istituzionali e sociali corretti. Si è infranto un principio fondante del servizio sanitario toscano e di ciò ne portano intera la responsabilità il direttore generale e l’assessore regionale, che avrebbe dovuto fermare un progetto insensato quanto inutile».
Da qualche giorno siamo a contagi zero e le strutture dedicate al covid sono utilizzate al 30%. «Bene ritornare alla normale attività dei servizi ma ci sarebbero stati spazi e professionalità per mantenere una parte di tali strutture dedicate alla riabilitazione di pazienti instabili, evitando di smantellare preziosi servizi erogati a Campiglia».
Camelli parla di «responsabilità lampanti» dell’assessore Stefania Saccardi e del direttore generale Maria Letizia Casani. «Come sia possibile che ciò avvenga nel Sistema toscano deve essere spiegato e tocca al governatore Enrico Rossi farlo. Deve spiegare come sia possibile in una fase in cui lui ha mantenuto positivamente aperti tutti i canali di confronto con i sindaci e i sindacati confederali, discutendo e decidendo con loro tutti i provvedimenti assunti in questa dura fase, a Campiglia sia avvenuto un atto muscolare dell’Azienda».
Il sindacalista sottolinea che «l’Asl utilizza il centro di Campiglia in modo scorretto e perfino illegittimo. Se è, come dice Casani, ex articolo 26 non possono starci pazienti covid, se invece è codice 56, come asserisce il comunicato aziendale del 9 aprile, allora siamo dinanzi a una trasformazione su cui le competenze non sono più tecniche ma appartengono ai poteri che la legge 84 riconosce alle conferenze dei sindaci». Che sia l’una o l’altra per Camelli «siamo dinanzi a un mastodontico errore dell’Azienda e non è comprensibile ne tollerabile il silenzio della Regione. I rappresentanti istituzionali e sociali di questo territorio ci hanno provato con tutta la ragionevolezza possibile. Occorre sapere se Saccardi e Rossi intendono coprire l’Asl o ascoltare una vasta comunità che chiede il ripristino nel centro di Campiglia dei servizi sospesi, mantenendo un modulo per covid negativizzati con 2 tamponi. Lo si può ancora fare e invito tutti a insistere, provando a curare la ferita inferta a questa comunità riaprendo anche il confronto sull’attuazione della delibera regionale sul potenziamento di Cecina, Villamarina, Elba e servizi territoriali e sulla riorganizzazione del presidio di Livorno». —
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