Il Tirreno

Centro riabilitazione, il caso è politico

Manolo Morandini

La sindaca di Campiglia Ticciati chiede risposte al governatore Rossi e all’assessore regionale alla Sanità Saccardi

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Manolo Morandini / campiglia

Tirare dritto. Non chiarire quanto accaduto nelle scorse settimane. E l’arrivo da oggi di quattro pazienti covid positivi nel centro di riabilitazione di Campiglia scava un solco tra amministrazioni locali e Azienda sanitaria Toscana Nord ovest. Al punto che le argomentazioni della direttrice generale Maria Letizia Casani, che sono seguite al cambio di passo anticipato dal Tirreno, vengono bollate dalla sindaca di Campiglia Alberta Ticciati come una risposta «stizzita e offensiva» e «decisamente fuori luogo».

Ticciati non arretra di un passo. Il progetto presentato come centro di riferimento dell’Area Sud dell’Asl per i pazienti in uscita dalle Terapie intensive negativizzati al covid-19 diventa altro. «In quanto sindaco credo di avere il dovere di conoscere e compartecipare alle scelte che si fanno sul mio territorio, anche e soprattutto quelle socio-sanitarie che hanno una ricaduta diretta sui cittadini delle Valli Etrusche – afferma –. La lettera citata dalla Casani, inviatami il 7 maggio, ribadisce l’intenzione dell’azienda di portare avanti il “progetto Campiglia”, ma non fa alcun riferimento specifico alla partenza dello stesso, che ho appreso dalle “voci di corridoio”, essere prevista per l’11 maggio. Prendo atto degli avvenimenti e che quanto inizialmente definito un “difetto di comunicazione” evidentemente non è stato superato».

Da settimane Ticciati chiede all’Asl di essere messa a conoscenza del progetto e dei relativi protocolli. «Continuerò a chiedere che vengano ripristinati i servizi tolti da Campiglia – dice –, il distretto socio– sanitario, la riabilitazione “ordinaria”, i poliambulatori, la riabilitazione su minori e la piena operatività del Cot, oggi minata dalla nuova finalità della struttura campigliese. Servizi che a Campiglia mancano dal 4 aprile e per i quali non esiste un progetto di ricollocamento all’interno del capoluogo. Di fronte a questo quadro non posso accettare di essere dipinta come il sindaco che “non vuole fare la sua parte”».

Ticciati si rivolge non solo all’Azienda sanitaria, ma anche alla politica. «Al presidente Enrico Rossi e all’assessore alla Sanità Stefania Saccardi che non hanno risposto alle mie richieste di confronto, assumendosi la responsabilità di non aver ascoltato, non la voce di un sindaco, ma dell’intero territorio che rappresenta – sostiene –. Spero che le risorse e gli sforzi spesi servano davvero per affrontare il presente e uscire da questa emergenza e anche per il futuro. E mi auguro che a dettare le dinamiche delle scelte siano solamente esigenze concrete e attuali e non la necessità di rispondere ad altre logiche, alle quali non voglio neanche pensare».

Ma c’è dell’altro. «Mi auguro che l’attenzione sulla “necessità di questa struttura per il sistema toscano”, non si sciolga come neve al sole quando il covid non ci sarà più, perché questo territorio ha una estrema necessità di un sistema sanitario che funzioni bene, che superi le sue criticità. E sono sicura che con la stessa solerzia con cui si è allestito un progetto come quello di Campiglia, si darà velocemente seguito ai numerosi impegni presi in questo territorio che oggi aspettano ancora risposta».



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