Toscana
La rabbia di ristoratori e baristi «Fateci aprire, non resistiamo»
Il sindaco Zini ha incontrato in piazza un gruppo di esercenti cittadini «Lavoriamo per definire al più presto misure di sostegno per le imprese»
PORTOFERRAIO
Se da una parte si ricomincia ad uscire di casa, dopo due mesi di lockdown che hanno messo alla prova famiglie ed aziende, dall’altra aumentano le difficoltà legate alla rete commerciale che in queste settimane ha dovuto serrare le saracinesche. Anche sull’Elba si moltiplicano le richieste da parte di chi per tutto questo tempo è rimasto chiuso al pubblico e che ancora non ha potuto riprendere in pieno la propria attività come prima dell’emergenza Coronavirus. Chiedono di poter avere agevolazioni per il pagamento di tasse ed affitti e anche di poter accedere a contributi economici che, se non arrivano dal governo, o arrivano in forma considerata insufficiente, vengono richiesti al comune.
Misure più strutturate che vanno oltre quelle contingenti dei buoni spesa e del contributo affitti che in queste settimane i comuni elbani hanno consegnato alle famiglie che si sono trovate in difficoltà in seguito all’emergenza Covid – 19. Alcune attività in questa fase 2 non hanno potuto riaprire e secondo quanto stabilito dal Dpcm sono state rimandate al 18 maggio o al 1 giugno. Ieri mattina alcuni ristoratori si sono presentati davanti al comune di Portoferraio e il sindaco è andato a sentire le loro rimostranze. Le richieste sono le stesse per tutti coloro che sono stati chiusi dall’inizio dell’emergenza e che devono fare i conti con affitti e tasse. «Stiamo lavorando per istituire un fondo di sostegno delle imprese – comunica il primo cittadino portoferraiese, Angelo Zini – per quanto riguarda le imposte comunali e anche eventualmente per dare un contributo a interventi di ristrutturazione e di modifica che le aziende dovranno fare». Resta il problema degli affitti a cui il Comune sta lavorando per trovare una sorta di accordo con i proprietari dei fondi. Una delle principali preoccupazioni riguarda poi la Tari. Qui il lavoro è di come costruire la nuova imposta per il 2020 ancora non definita a livello di ambito territoriale. Il meccanismo messo in piedi è quello che fa riferimento all’anno 2018 per stabilire il nuovo importo. «Ma ora siamo in presenza di una situazione totalmente diversa - fa presente il sindaco – in cui ci sarà un costo inferiore del servizio vista la minore produzione dei rifiuti. E poi ci sono attività che hanno chiuso per legge e non si sa quando potranno riaprire, quindi per forza dovremo fare dei provvedimenti che dovranno andare nella direzione di sostenere queste aziende». La richiesta che arriva dalle aziende è drastica: non pagare la Tari per l’anno in corso. Ma la risposta non sarà di semplice soluzione. «Non so se saremo in grado di dare una risposta di questo tipo – fa presente Zini – però sicuramente una risposta la daremo». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
