Gioco
Tutti in casa o sui balconi È una Liberazione social
Videomessaggi, foto, canzoni sul web mentre sui terrazzi spuntano i tricolori E sulla cerimonia a scarto ridotto scoppia la polemica tra Meloni e Zini
PORTOFERRAIO
Il 75esimo anniversario della Liberazione si è congedato dalla cronaca per consegnarsi alla storia con la prerogativa che lo distinguerà dai precedenti. E anche da quelli futuri. Nessun corteo. Nessun assembramento di gente sulle piazze. Ma un’incredibile compartecipazione all’evento della nostra storia contemporanea attraverso il web. Il 25 aprile 2020 è stato il più social di tutti. Dalla cerimonia della deposizione della corona d’alloro in piazza della Repubblica e dal messaggio che ha voluto trasmettere il sindaco Angelo Zini alla cittadinanza (dato che non si potevano organizzare manifestazioni pubbliche con raggruppamenti di cittadini), all’appuntamento diffuso su internet delle 15 per cantare, affacciati dalle finestre, dai balconi o dalle terrazze delle abitazioni, esibendo il tricolore, la canzone “Bella Ciao”.
Il tam tam telematico ha funzionato alla perfezione, anche se in tanti hanno rimpianto la partecipazione fisica alle iniziative di piazza. Solo Porto Azzurro non si è mosso, dietro a quest’onda cibernetica commemorativa per la conquista della libertà e della democrazia. Da anni ormai, per volontà della medesima amministrazione, le ricorrenze del 25 aprile, del 4 novembre e del 2 giugno si festeggiano una sola volta l’anno, in occasione della proclamazione della Repubblica, il 2 giugno. E veniamo al messaggio del sindaco affidato alla pagina Fb del comune di Portoferraio. Mentre scorrono le immagini che riprendono la darsena, le spiagge e i luoghi più famosi Zini scrive: «Quest’anno non sarà un 25 aprile come gli altri». Dopo aver ricordato le restrizioni dettate dal governo per contenere la pandemia il sindaco così continua: «Quest’anno abbiamo bisogno più che mai di celebrare la nostra libertà in un momento in cui siamo costretti all’isolamento per combattere un nemico invisibile e la distanza sociale ci rende più soli. Possiamo e dobbiamo stringerci e sostenerci ancora di più. Dobbiamo rivolgere un saluto commosso a tutte le persone il virus in queste settimane si è portato via, e soprattutto a una generazione di persone che hanno visto la guerra, ne hanno subito gli orrori e le privazioni e poi hanno ricostruito una nazione regalandoci il benessere di cui abbiamo forse approfittato. Dobbiamo tornare a guardare il futuro con coraggio e speranza per ricostruire un mondo più equo, più giusto, più sostenibile, quando questa nuova guerra sarà finita». Mentre scorrono le immagini notturne che riprendono forte Falcone, Torre del Martello e le mura della Linguella illuminate con il tricolore, aggiunge «Oggi non possiamo scendere in piazza, ma possiamo unire le nostre voci e i nostri cuori per far sentire la nostra riconoscenza verso tutti i patrioti che hanno sacrificato tutto, spesso anche la vita, per donarci la libertà. Lottarono per rinascere esattamente come dobbiamo fare noi ora: il paese ha bisogno di guardare al loro esempio di unità e di speranza, di solidarietà e di sostegno verso chi è più in difficoltà, di forza e tenacia per scoprire un nuovo orizzonte di liberazione. Tocca a noi adesso. Quest’anno tocca soprattutto a noi. Se sapremo stare tutti insieme, possiamo farlo – conclude - Ce l’hanno insegnato loro».
Non sono mancate, tuttavia, le polemiche. Simone Meloni, capogruppo consigliare di minoranza, si è dichiarato «offeso» per non essere stato invitato alla cerimonia di piazza della Repubblica, una cerimonia – ha precisato – è stata fatta anche se neanche il presidente Mattarella avesse infranto il divieto del governo. «Ritengo offensivo – scrive sulla pagina Fb - che l'opposizione consiliare non sia neanche stata informata della celebrazione. Avrei partecipato, mantenendo le doverose distanze, come ho sempre fatto negli anni, evidentemente non siamo stati ritenuti idonei ai festeggiamenti del 25 aprile, evidentemente il sindaco ha deciso chi poteva festeggiare e chi no». Dopo aver detto di aspettarsi delle scuse, così conclude «Ritengo questo atto una vera offesa a me, ai cittadini che mi hanno voluto in consiglio comunale». Immediata la risposta del sindaco: «Sono sinceramente dispiaciuto della tua presa di posizione. Non ho fatto altro che seguire le indicazioni del prefetto che ha permesso la presenza di associazioni partigiane e combattentistiche con al massimo un rappresentante ad associazione. Niente di più. Non ci sono stati inviti a nessun altro, compreso i consiglieri comunali. Alcune persone presenti lo hanno fatto a titolo del tutto personale». —
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