Toscana
La città festeggia la Liberazione con le bandiere e “Bella Ciao”
Tanta gente affacciata alle finestre per celebrare il 25 Aprile Per Ferrari «quella lotta fu come quella di oggi contro ilCovid»
PIOMBINO
La città non è mancata alle celebrazioni della Festa della Liberazione, perché il coronavirus ha impedito ai piombinesi di partecipare fisicamente al tradizionale corteo verso il monumento ai Caduti, ma non di “essere presenti”, con tanta gente affacciata alle finestre di piazza della Costituzione prima, e poi in tutta la città nel pomeriggio sulle note di “Bella Ciao”.
Era il primo 25 Aprile da sindaco per Francesco Ferrari, accompagnato nella deposizione della corona d’alloro dal presidente dell’Anpi Mario Giannullo e, a sorpresa (forse con un’interpretazione estensiva delle prescrizioni governative sulla partecipazione ridotta per il Covid) anche dal presidente del consiglio comunale Massimo Giannellini.
In realtà Ferrari, sindaco di Fratelli d’Italia e a guida di una coalizione civico-politica di centrodestra, si era cimentato in un intervento sulle questioni della lotta di Liberazione già nelle celebrazioni della Battaglia del 10 settembre.
Rispetto a qualche mese fa stavolta nel suo discorso sono comparse anche le parole «Resistenza» e «Liberazione», ma non «nazifascismo» e «antifascismo»: in un breve intervento seguito alla deposizione della corona ai Caduti, Ferrari ha accostato la lotta per la Liberazione dell’Italia a quella questo periodo contro il coronavirus, suggerendo che a un nemico «palese», cioè appunto i nazifascisti, stavolta si è sostituito uno «invisibile», appunto il coronavirus. Accostamento ardito, in una città Medaglia d’oro della Resistenza, peraltro accompagnato dall’invito ai piombinesi «a unirsi nei valori della Resistenza, della Costituzione, della libertà e della democrazia», esempi comunque sempre associati alla necessità di «battere il virus e la conseguente crisi economica». Un richiamo alla coesione, che ha ripreso di fatto quello già proposto lo scorso settembre per la Battaglia di Piombino, con l’affermazione che «il 25 Aprile è una giornata densa di significati per tutti noi, senza distinzione di appartenenza politica».
«Oggi più che mai dobbiamo rivolgere il nostro cuore ai valori che hanno guidato gli italiani di allora – ha detto tra l’altro Ferrari – il senso di comunità e il coraggio che ha permesso di unire persone così diverse nel combattere per la libertà. È da tutto questo che è nata la nostra grande nazione: un’Italia che ripudia la guerra e che protegge la democrazia. Un’Italia unita davanti alle difficoltà. Un’Italia che non si arrende».
Se questo è stato il tono della cerimonia ufficiale, accompagnata dopo le ultime note del “Silenzio” suonato da Massimo Trimboli, da un grande applauso dei piombinesi affacciati alle finestre, il pomeriggio alle 15 – orario preso a simbolo perché è quello da cui ogni anno a Milano parte il grande corteo nazionale – si sono viste tante bandiere alle finestre, con “Bella Ciao” a fare da colonna sonora.
Nel pomeriggio poi si è assistito a qualche polemica social, nel caso del Pd relativa alla presenza di Giannellini alle celebrazioni. Per Marco Pellegrini, consigliere dei Democratici, «sconcerta, almeno quanto il discorso (di Ferrari ndr), privo di qualsiasi riferimento alla lotta di resistenza e all’antifascismo, che alla deposizione della corona fosse presente anche il presidente del consiglio comunale». Per Pellegrini una presenza, quella di Giannellini, «in spregio alle norme restrittive e in contraddizione con la risposta data ai gruppi Pd e Anna per Piombino, nella quale il sindaco giustificava il rigetto della richiesta di far partecipare un consigliere per ogni gruppo consiliare proprio per non contravvenire alle disposizioni di contenimento del contagio. Ancora una volta un atto di prepotenza di questa maggioranza». —
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