Gioco
L’impegno delle donne contro il fascismo e per il nostro Paese
Il racconto delle pensionate dello Spi Cgil «Tutte a casa, così lontane, così vicine»
l’intervento
Il 25 aprile 2020 cade in un periodo della nostra vita che ricorderemo per sempre e rimarrà nella storia. Si dice che questa pandemia abbia provocato più vittime di una guerra. In futuro nulla sarà più come prima. Saremo migliori e saremo capaci di ascoltare il silenzio? Come dice Papa Francesco? Non so dare una risposta, ma il timore è che nulla cambi.
Proprio in questi giorni in casa, da sola, mi domandavo quando, per la prima volta, avessi sentito parlare della Resistenza e del 25 aprile 1945, giorno della Liberazione. Devo dire di non avere un ricordo preciso perché mi sembra di averne sentito parlare da sempre.
Resistenza, 25 aprile, sono parole che le persone della mia età conoscono molto bene. Avevo però 13 o 14 anni, quando con la mia famiglia ci trasferimmo da Marina di Campo a Portoferraio e presi allora coscienza della storia del nostro paese e della lotta di liberazione. Fu tanta la curiosità, anche grazie a mio padre Adelmo, che già allora acquistava quotidiani e libri. Mi detti alla lettura, soprattutto dei testi che narravano le gesta dei partigiani nella lotta di liberazione dal nazifascismo. “Le storie della Resistenza”, ”I sette fratelli Cervi”, “L’Agnese va morire”, “ I GAP ”, erano il mio pane quotidiano e proprio da questi libri conobbi la partecipazione delle donne alla guerra di liberazione.
Mi colpì molto l’episodio dei sette fratelli Cervi, partigiani, figli dell’Emilia antifascista, che scappati di casa alla notizia che i tedeschi li ricercavano, si nascosero in un fosso coperto di rovi. Purtroppo indossavano indumenti chiari e camicie bianche che li resero facilmente individuabili. Provai ad immaginare i loro sentimenti, i loro pensieri nei momenti in cui sentivano sopra di loro le voci dei tedeschi: forse sentimenti di odio verso l’oppressore, di paura, di rabbia, ma anche tanto amore per le loro famiglie, per l’Italia e tanta speranza per un futuro di libertà. Futuro che loro non videro perché vennero tutti fucilati, come altri partigiani e partigiane che morirono per la libertà di tutti noi. Le mogli, le donne, rimaste allevarono i figli, li crebbero e si misero a capo delle famiglie, contribuendo così allo sviluppo del nostro paese.
L’impegno delle donne esiste da sempre, sebbene poco considerato sopratutto nel passato, ma nella vita del nostro paese il loro apporto si intensificò nei primi movimenti femminili di inizio novecento per conquistare diritti politici e sociali, e proseguì durante le due guerre quando le donne si erano scoperte crocerossine, operaie, postine, impiegate e combattenti nella guerra di liberazione, superando, almeno temporaneamente quei tabù e conflitti tra i ruoli maschili e femminili, che dominavano la nostra società in quegli anni. Le italiane si appropriarono così di una nuova identità iniziando una vera e propria rivoluzione culturale che porterà alla rivendicazione di nuovi diritti e spazi nella vita politica e sociale del paese.
Sono sempre nei nostri occhi le foto delle donne giovani e belle, sorridenti e felici sulle camionette accanto ai partigiani, a Milano, e con i soldati americani a Roma il giorno della Liberazione.
Dopo essere state parte integrante della guerra di Liberazione, le donne divennero determinanti con il loro primo voto, alle elezioni del 1946, contribuendo alla vittoria della Repubblica sulla monarchia.
E 21 donne fecero parte dell’Assemblea Costituente che doveva scrivere la nuova Costituzione democratica e sarebbe bene ricordarlo quando si parla di padri fondatori, perché ci sono state anche le madri fondatrici. Nomi che ritroveremo negli anni successivi alla guida della Camera dei Deputati come Nilde Iotti o nella vita politica come Maria Iervolino, Teresa Noce, Teresa Mattei. La Iotti interverrà alla Commissione dei 75 in favore della famiglia per l’affermazione del principio di parità fra i coniugi e del riconoscimento delle famiglie di fatto; diritti conquistati dopo lunghissimi anni di lotte femminili.
Il filo conduttore che lega la partecipazione delle donne alla Resistenza, il loro contributo alla sconfitta del nazifascismo, alla nascita della Repubblica e della Costituzione, non si è mai spezzato; le donne hanno continuato a lottare insieme agli uomini per nuove conquiste democratiche e sociali fino ai giorni nostri, perché quando la storia bussa le donne rispondono. —
Anna Galli per le donne
dello Spi - Cgil
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