Gioco
Il forno del Castagnacciaio è di nuovo acceso: «Ma la stagione sarà nera»
La storica pizzeria ha ripreso l’attività col servizio da asporto: «Abbiamo 150 posti a sedere, si ridurranno a un terzo. Sarà difficile per tutti»
PORTOFERRAIO. «Pronto “Il Castagnacciaio”? Quattro etti di cecina per 20 e 30, sono Angelo». «Pronto io voglio 4 pizze Margherita per le 12.30». Le telefonate allo 0565 915845 sono ripartite per la famiglia Mangino, del noto forno di via del Mercato Vecchio a Portoferraio, rimasto in quarantena per un paio di mesi, per via delle restrizioni per il coronavirus. Un rilancio atteso da tanti, in un negozio simbolo della Portoferraio medicea e napoleonica.
Il Castagnacciaio è un punto di riferimento per tutta l’Elba, è aperto dalla fine del 1800 grazie al fondatore della bottega da parte dei lucchesi, esattamente di Altopascio: ad aver creato l'attività è stato il capostipite Meco Carmignani.
Il governo, con le nuove norme avviate in questi giorni, ha ridato vita a questo servizio e così alle altre pizzerie dell’isola isolane e del resto d’Italia, concedendo una prima ripartenza, con la vendita di prodotti da asporto.
I prodotti tipici del Castagnacciaio, con forno a legna, sono la torta di ceci, detta semplicemente torta, quindi pizze di tutti i tipi calzoni e simili e ovviamente il castagnaccio. «I nostri clienti – dice Vincenzo Mangino – vengono da tutta Italia e da tutta Europa. Purtroppo quest'anno io non vedo la possibilità di una vera e propria stagione turistica e per le note vicende molte persone sono in crisi economica notevole, tanti artigiani che non ce la fanno in queste condizioni riduttive a ripartire, per difficoltà finanziarie soprattutto. Da varie settimane i nostri clienti affezionati lombardi, romani e di altre parti d'Italia ci hanno scritto preoccupati di non poter godere del profumo e del sapore dei nostri prodotti, realizzati con materie prime genuine».
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È sul proprio spazio Facebook la famiglia Mangino legge battute, attestati di stima e saluti da tutta Italia. «Ci vorrebbe una succursale in ogni città italiana – scrive Andrea – per poter gustare le squisitezze del Castagnacciaio elbano».
Oppure un'altra è quella di Elio: «La cecina migliore dell'Elba e del mondo», mentre Giuseppe esprime la sua gratitudine esaltando i sapori unici dei prodotti dei Mangino e Antonello afferma «Non vedo l'ora di arrivare di nuovo all'Elba e gustarmi la pizza rettangolare dei Mangino», e addirittura la battuta di Marina «Magari si potesse teletrasportare la torta di ceci di Vincenzo».
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L’affetto è quello di sempre. Ma i Mangino sono pessimisti sulla riapertura totale: «L'estate ? La stagione estiva? Secondo me – prosegue Vincenzo – non ci sarà, perché ci sono delle regole così restrittive che tagliano le gambe a molti. Ad esempio i distanziamenti tra i tavoli. Noi abbaiamo 150 posti a sedere e secondo le norme del distanziamenti che si stanno approdando i posti si ridurranno ad 1/3, saranno 50 i clienti potenziali e se uno ha una bottega più piccola avrà clienti in modo minimale. Minori guadagni, meno addetti, dipendenti stagionali da assumere. Ed anche con l'asporto non sarà semplice attuarlo, se il cliente ritarda si accavalla con gli ordini successivi, ma noi ci organizziamo al meglio lo stesso, abbiamo grande esperienza. Ma come mai fino ad oggi le regole non ci hanno concesso l'asporto quale rifornimento alimentare alla gente? Come è stato ovviamente concesso a fornai, ai supermercati e via dicendo, anche noi potevano da subito offrire pizze e cecina da portarsi a casa, è stato messa in atto una disposizione discriminante. E a parte i danni economici che saranno pesanti per tutti gli artigiani e i commercianti, ristoratori e albergatori, in generale per la catena del turismo, c'è un altro danno, quello dei 2- 3 anni che ci vorranno per tornare alla normalità. Sarà molto dura per tutti». Non è ancora chiaro, sarà il governo s tabilirlo, quale sarà la data di ripartenza per la ristorazione, per le pizzerie e per i bar. L’attesa, intanto, cresce. —
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