Toscana
L’aiuto dei geriatri per gli anziani fragili e per le famiglie
L’esperienza di Francesca Giunti, specialista ambulatoriale «Reperibilità telefonica continua, così nessuno è solo»
PIOMBINO
«Nel momento in cui facciamo una diagnosi di demenza a una persona, noi geriatri entriamo a far parte fino alla fine della sua vita e in quella della sua famiglia». Ad affermarlo è la dottoressa Francesca Giunti, geriatra, specialista ambulatoriale Zona Valli Etrusche, impegnata in questo momento nel risolvere i problemi dell’isolamento per emergenza coronavirus, che possono insorgere in chi è particolarmente fragile dal punto di vista psicologico, come i malati di Alzheimer e demenza.
Il servizio di Geriatria territoriale si declina nei Distretti di Rosignano Solvay, Cecina, Castagneto Carducci e Donoratico, San Vincenzo, Venturina, Campiglia Marittima e Piombino, con tutti i paesi limitrofi. Un territorio che - dati “Profilo di salute 2019 -ospita circa 39000 ultra sessantacinquenni, con un indice di vecchiaia del 2. 4% (rapporto fra» 65 anni e «14 anni) e dove gli ultra 65enni sono più del 27 % della popolazione residente (più dell’8% sono anziani non autosufficienti). A coprire quest’area ci sono due geriatri ambulatoriali convenzionati: la dottoressa Rossella Gattai e la dottoressa Francesca Giunti.
«Il nostro – dice Giunti – è un lavoro di equipe in cui ognuno fa la sua parte. Fondamentale in questo sono la direzione e il coordinamento della dottoressa Donatella Pagliacci, responsabile della Zona Valli Etrusche e del suo staff (dottor Berti, dottoressa Bicchierini, dottoressa Cagnetta e dottoressa Fornari) attivi almeno 12 ore al giorno, tutti i giorni compresi i festivi. E utilissimo il servizio sociale che si è riorganizzato allestendo uno sportello telefonico dedicato agli anziani non autosufficienti, operativo 12 ore al giorno nei giorni feriali. Ma anche quello del personale infermieristico dell’assistenza domiciliare, che supporta sia l’Unità speciale di continuità assistenziale per i malati Covid positivi a domicilio, sia l’agenzia continuità assistenziale ospedale territorio, che lavora 12 ore al giorno tutti i giorni. Assolutamente indispensabile e prezioso poi il lavoro dell’Aima Costa Etrusca (info@aimacostaetrusca. it), che dà supporto psicologico e consultoriale ed è attiva tutti i giorni con i volontari coordinati da Marinella Zagaglia, a favore delle famiglie di malati che hanno perso i servizi, con l’obiettivo di preservare e migliorare la qualità di vita delle persone con demenza e quello delle loro famiglie».
Quali sono le criticità a cui vanno incontro i malati di Alzheimer o demenza in questo momento?
«Trattandosi di “anziani più complicati” presentano criticità maggiori in qualunque condizione, perché la loro fragilità li espone a più complicazioni dal punto di vista clinico, sia dal punto di vista infettivo che neurologico. E l’isolamento sociale rende più complessa la gestione dei disturbi del comportamento».
Ci può fare un esempio?
«Prendiamo un paziente con demenza complicata dal “vagabondaggio”, disturbo che spinge a vagare continuamente senza meta. Farà molta fatica a seguire isolamento e quarantena. E questo comporterà non solo una criticità sanitaria, ma anche sociale».
Con i centri diurni chiusi e gli aiuti esterni più difficili da reperire le famiglie si ritrovano da sole in un dramma nel dramma. Quali sono le problematiche che vi sottopongono?
«All’inizio dell’emergenza Covid le indicazioni che ci sono state fornite erano relative alla riduzione degli accessi dei pazienti in ambulatorio, per limitare gli spostamenti, garantendo l’accesso per le situazioni di maggior gravità. La dottoressa Gattai e io abbiamo da subito garantito la reperibilità telefonica continua (tutti i giorni e tutto il giorno), cosa che facciamo normalmente, ma che in questo periodo ha assunto una valenza più specifica. La Regione poi si è espressa in modo puntuale, in proposito. Nelle Zone della nostra provincia dove già operativo, il riferimento è il Cdcd (Centro per diagnosi dei disturbi cognitivi e demenza). Qui, anche se formalmente non ancora operativi, nella realtà gli ambulatori di geriatria e neurologia sono riferimenti presenti per la gestione di queste problematiche. Inoltre, il “Punto Insieme”, sportello di accoglienza e informazione per la popolazione anziana non autosufficiente, era già in essere per ogni necessità. Per le richieste, direi che sono prevalentemente legate alla gestione farmacologica e assistenziale relativa ai disturbi comportamentali, anche se spesso i familiari ci contattano oltre che per informazioni sui servizi, per un consiglio o una rassicurazione. Il contatto telefonico è un modo per non far pesare l’isolamento a cui loro malgrado sono costretti: sapere che c’è qualcuno che ti risponde, quando ne hai bisogno, è fondamentale».
I malati di demenza sono i più fragili contro il coronavirus?
«Lo sono in tutte le circostanze cliniche. Una polmonite, pur non da coronavirus, spesso per loro può essere fatale. L’organismo risulta più debole sia per lo scadimento delle condizioni generali legate a peggior stato nutrizionale, a riduzione della capacità motoria, a perdita di massa muscolare, ma anche per il maggior carico farmacologico, spesso con psicofarmaci che possono, pur migliorando la gestione comportamentale, condizionare una maggiore fragilità».
Come reagiscono questi malati alla mancanza di contatti con i familiari e di chi, prima dell’emergenza coronavirus andava a trovarli e ad intrattenerli i malati di demenza ospiti delle RSA? E soprattutto com’è a oggi la situazione nelle case di riposo del territorio (contagiati, positivi, ricoverati)?
«Le strutture accreditate sono in possesso di programmi di tipo riabilitativo e di attività di socializzazione e gestione delle problematiche comportamentali che consentono agli ospiti una buona qualità di vita. Un discorso a parte lo meritano i pazienti più gravemente compromessi dal punto di vista cognitivo, per i quali, purtroppo, non c’è piena consapevolezza della distanza dalla famiglia. Cosa che complica molto la loro gestione. Per quanto riguarda la situazione sanitaria, questa settimana un gruppo di lavoro presieduto dalla responsabile dei servizi sociali dottoressa Daniela Bicchierini, e costituito dai coordinatori di distretto, medici di comunità (dottor Kazantsis, dottoressa Guarneri, dottor Susini, dottoressa Marini – infermiere Adi ed Usca – e dottoressa Valma, caposala di San Vincenzo), su mandato della direzione della zona distretto e della direzione aziendale, ha effettuato sopralluoghi nelle undici Rsa autorizzate del territorio, appurando che per il momento è tutto sotto controllo. Non ci sono né casi positivi (tranne i 4 della Rsa di San Rocco, scoperti e isolati all’inizio dell’epidemia, due tra loro sono deceduti) né persone con sintomi correlabili all’infezione. Ogni Rsa ha praticato uno stretto auto isolamento dall’8 marzo in poi. I familiari comunicano con i degenti solo tramite telefono e video chiamate; gli operatori e gli assistiti sono tenuti a stretto monitoraggio quotidiano per febbre e sintomi respiratori; i fornitori lasciano le provviste, senza venire a contatto con il personale delle strutture e le misure di protezione tramite dispositivi individuali sono pienamente rispettate. Nell’interesse di tutta la comunità». —
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