Il Tirreno

la crisi del turismo 

«Serviranno idee e nuove regole per gestire le fasi di riapertura»

Stefano Bramanti
«Serviranno idee e nuove regole per gestire le fasi di riapertura»

De Simone (Confesercenti): «Non sappiamo quando e se ripartiremo, ma noi stiamo lavorando a dei protocolli specifici per farci trovare pronti»

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L’Elba vuole credere in una chance di stagione turistica, almeno parziale. Una stagione che pareva compromessa dalla terribile pandemia da coronavirus. Una cauta speranza è supportata dai segnali di un’evoluzione positiva col calo progressivo dei contagiati sul territorio nazionale. Le forze economiche isolane sperano e Franco De Simone, presidente della Confesercenti Isola d’Elba, informa che la sua associazione si muove, insieme alla Gestione associata del turismo, ai rappresentanti delle altre categorie economiche con video incontri bisettimanali, per creare protocolli, procedure, nel caso venga concessa una ripresa delle attività per i primi di luglio.

Si ipotizza il passaggio ad una fase 2 italiana i primi di maggio e dopo un mese e mezzo, proseguendo il trend positivo, gli addetti ai lavori auspicano verso l’inizio di luglio la fase 3 di riapertura delle attività. E l’Elba non vuole farsi trovare impreparata.

«Tutto ciò – dice De Simone – ipotizzando verso la metà di giugno o i primi di luglio, che il governo avvii una svolta di un ritorno a quella che sarà una nuova normalità, dove sanificazione ambientale e distanza sociale saranno le basi portanti (non illudiamoci il ritorno alla normalità di prima). Nel maggio invece possiamo pensare che uffici e negozi possano essere riaperti, con tutte le garanzie necessarie a mantenere la sicurezza sanitaria delle persone. C’è molto da decidere, con intese tra tutte le componenti e sarà importante che l’isola, ora senza nuovi contagi da 10 giorni, a luglio possa essere dichiarata dai sanitari, zona libera da Covid-19. Naturalmente queste sono ipotesi, e ad oggi l’unica certezza per far calare i contagi resta quella di rimanere in casa e rispettare tutte le regole. Gli ospiti stranieri per questa stagione non verranno, in quanto l’epidemia da loro si è sviluppata in ritardo e non potranno probabilmente entrare in Italia, ma potranno venire gli italiani, seppure in numero ridotto rispetto al passato in quanto ci sarà ancora molto timore per via di quanto è accaduto, ed oltretutto avranno meno soldi e meno ferie, da alcuni già fruite. I protocolli su cui lavoriamo prevedono, per fare un esempio, attività di igienizzazione di ambienti e strutture, per alberghi, ristoranti, bar e via dicendo, e dovranno essere adottati i criteri di prudenza: in un ristorante ci dovranno essere maggiori distanze tra i tavoli e gli spazi di operatività potrebbero non essere più sufficienti. Pensiamo allora di chiedere alle autorità competenti spazi maggiori con l’occupazione del suolo pubblico, per compensare il fenomeno prima detto. Lo stesso per le spiagge, dove si potrebbe chiedere una estensione della concessione rispetto al passato, perché anche gli ombrelloni e le sdraio dovranno essere più distanziati e criteri simili per tante altre attività legate al turismo. Un impegno notevole, nella speranza che ciò sia davvero realizzabile. Dobbiamo in ogni caso farci trovare pronti. Importante infine che cresca uno spirito solidaristico del comprare prodotti italiani e all’Elba quelli locali, e che le ferie, necessariamente fatte in Italia, siano di aiuto per far riprendere la nostra economia.

Alessandro Ciapini, il direttore livornese dell’associatone, afferma che «La situazione è pesantissima, drammatica. Tante le attività da oltre un mese chiuse. Stentano ad andare avanti. Gli strumenti messi in campo dal governo col “Cura Italia” e con il decreto che attendiamo, i cui contenuti li hanno accennati i media, non paiono soddisfacenti. Per le imprese solo 600 euro di bonus per il mese di marzo, le nuove manovre pare daranno 25000 euro alle micro imprese, ma serviranno solo a pagare le tasse arretrate rinviate, come l’Iva e altre imposte da pagare. Le nuove disposizioni speriamo che siano veramente misure di sostegno utili alle imprese, oltre al pagamento delle tasse, per avere risorse e rilanciare le attività. Ci deve essere uno sforzo comune e in questo senso chiediamo l’azzeramento delle tasse e dei tributi locali e lo Stato poi dovrà intervenire sui comuni per compensare i contributi non ricevuti, dagli stessi enti pubblici locali. Soluzioni che chiediamo anche alla Regione. Non siamo soddisfatti al momento e occorrono decisioni più stringenti e più robuste, in grado di far ripartire le aziende che agisco stagionalmente, dando lavoro a centinaia di persone che oggi sono ferme. Alcuni pensano di non riaprire nemmeno. Si prendano le misure di sostegno necessarie, che suggeriamo». E il governo intanto ha varato una serie di agevolazioni fiscali che forse vanno incontro alle richieste delle categorie. —

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di Redazione web