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«Interrotta la riabilitazione a mia figlia disabile grave»
campiglia
«Con il decreto entrato in vigore il 10 marzo è stato interrotto, da parte dell’Azienda sanitaria, ogni tipo di servizio riabilitativo ai disabili e nei giorni scorsi è stato deciso di destinare il vecchio ospedale di Campiglia a centro riabilitativo covid-19». A parlare è la mamma di una bambina disabile.
La signora si è rivolta al Tirreno per sollevare quella che definisce «una delicata situazione venutasi a creare con l’emergenza sanitaria che stiamo affrontando». In pratica, «dall’inizio della quarantena non esiste più nessun servizio riabilitativo pubblico, solo alcune realtà private a carico delle famiglie. Premetto che l’Asl Nord ovest, visto il servizio già deficitario, eroga alle famiglie con bambini disabili gravi un contributo per usufruire di progetti e servizi compensativi privati. Non voglio porre l’attenzione su un maggior aiuto economico ma bensì sulle necessità delle famiglie con disabili di continuare a ricevere, nonostante tutto, un servizio pubblico».
Avendo fatto posto nel Centro polifunzionale di Campiglia al progetto di riabilitazione dei pazienti negativizzati covid-19 la signora avanza il dubbio. «Qualora le misure di restrizione dovessero allentarsi nelle prossime settimane, si suppone che la suddetta struttura rimanga destinata a questa emergenza». Con l’effetto di prolungare per le famiglie interessate di buona parte della Val di Corni «questo disagio e l’interruzione dei percorsi riabilitativi, che non sono solo un carico oneroso in termini economici ma sopratutto a livello psicologico». E sottolinea: «Ovviamente sono percorsi riabilitativi necessari per il disabile. La riabilitazione per i nostri cari è una risorsa necessaria e vitale ed è impensabile porla in quarantena e scaricarla sulle spalle delle famiglie». —
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