Il Tirreno

san vincenzo 

Lupi, il Comune scrive alla Regione: «Servono contributi alle aziende»

M.M.

Aperto dall’assessore Malfatti il confronto con gli allevatori «La prima protezione è quella di adeguare le recinzioni»

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SAN VINCENZO

Il primo passo sarà una lettera dell’amministrazione comunale di San Vincenzo alla Regione Toscana. «Vogliamo verificare la possibilità di accedere a contributi economici per adeguare le recinzioni a protezione degli allevamenti», dice l’assessore con delega all’Agricoltura Serena Malfatti. Tutelarsi dal lupo senza fare allarmismo è la cornice in cui si è svolto il primo confronto via chat che Malfatti ha tenuto la mattina del 9 aprile con allevatori e agricoltori del territorio, avvalendosi dell’apporto di Wwf e dell’associazione Difesaattiva. Il tutto in scia alle preoccupazioni dopo che nell’ultimo mese si sono registrate due aggressioni da parte di lupi ai danni di due aziende sulle colline di San Carlo.

È venuto il momento di conoscere veramente questo affascinante animale, soprattutto per non temerlo e creare una possibile convivenza. «È emersa anche la volontà di creare delle occasioni di informazione sul lupo e altri predatori che vivono nel nostro territorio non solo orientati ai cittadini ma anche in un’ottica turistica», dice l’assessore Malfatti. L’impegno con cui si è chiusa la chat è di aggiornarsi dopo la Pasqua. Il primo passo resta quello di adattare le recinzioni esistenti anche realizzando ricoveri all’interno dei recinti. E su questo gli esperti hanno fornito alcune possibili soluzioni già messe in atto con efficacia in altre realtà.

«Convivere con i lupi si può – dice Stefano Gualerci, vicepresidente Wwf Livorno –. Che cosa rispondiamo a chi ha subito perdite economiche durante la sua attività, o anche soltanto perdite affettive? La strada da intraprendere è la più lunga e scomoda, ma è l’unica efficace, ovvero conoscere veramente il lupo. Dobbiamo impegnarci a rendere fattiva la convivenza con un’attività storica e fondamentale per l’Italia e non solo, come l’allevamento. Il tutto deve passare dal confronto, quello vero, tra chi si batte per la tutela del lupo e il diritto a una attività sicura. Agli allevatori va detto che difendersi dal lupo si può. Chi propone le armi da fuoco e i veleni sa di mentire».

A questo proposito Gualerci inviata ad allargare l’orizzonte. «La migliore testimonianza deve arrivare dai pastori stessi, che possono confermare che l’odio verso un animale che non fa niente di innaturale, caccia per la sua sopravvivenza, si può contrastare con delle regole semplici ma da applicare con serietà – sottolinea –. Sì, perché i cani da guardiania devono essere correttamente addestrati, le recinzioni costruite a norma e manutenute, dove tutto questo è stato fatto gli attacchi verso il bestiame domestico sono calati di oltre l’80%».

Associazioni come Difesaattiva a Grosseto, sono nate per volere di allevatori che hanno messo in atto tali precauzioni. «È fondamentale il ruolo delle associazioni di categoria e delle istituzioni per dare gli strumenti giusti, atti a difendersi, agli allevatori – conclude il vicepresidente Wwf Livorno –, ma è ancora più importante un cambio di visione verso l’aggressore lupo, che non va visto come il nemico atavico da eliminare ad ogni costo, ma come una risorsa di un territorio sano. La presenza di lupi, sta a indicare che le risorse trofiche, cioè il cibo, di un territorio naturale sono abbondanti. Nei nostri boschi non mancano cinghiali, daini o caprioli, che sono alla base della dieta del lupo, da studi ben precisi le prede domestiche sono sotto l’8% del totale della sua dieta». — M.M.



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