Gioco
Istituito il tavolo di crisi del turismo elbano
È composto dalle associazioni ed è già al lavoro per ipotizzare gli scenari in caso di riapertura parziale delle attività
PORTOFERRAIO. È stato istituito ieri il tavolo di crisi permanente del settore turistico elbano, a cui partecipano le associazioni di categoria del territorio. Si riunirà a cadenza almeno bisettimanale - tramite lo strumento della videoconferenza - e avrà un compito tutt’altro che semplice: provare a immaginare, anticipare e porre le basi per la stagione turistica più incerta nella storia del turismo dell’isola d’Elba. Una stagione che, per la verità, potrebbe anche non iniziare, vista la delicata situazione che sta vivendo il nostro Paese in piena emergenza coronavirus.
«Stiamo immaginando diversi scenari – spiega Claudio Della Lucia, coordinatore della Gestione associata del turismo dell’isola d’Elba – ipotizzare ad oggi una ripartenza del turismo è affrettato. In giro, ovviamente c’è molta preoccupazione. Quello che sull’isola dobbiamo cercare di fare è farsi trovare pronti a cogliere le opportunità qualora si dovessero creare le condizioni per una riapertura, che potrebbe arrivare anche se non, purtroppo, in tempi rapidi».Oggi
l’Italia sta combattendo per limitare il contagio del Covid-19. Il premier Conte non ha ancora anticipato date e programmi di un’eventuale riapertura, né il governo ha spiegato se ci sarà o meno una stagione turistica. Quello a cui intende lavorare il tavolo di crisi permanente è l’ipotesi di un’apertura limitata da regole ferree di distanziamento sociale.«Se
condo noi – spiega Della Lucia – è lo scenario più probabile, ma affinché possa concretizzarsi il governo dovrebbe annunciare una riapertura parziale intorno a maggio, in modo da dare un minimo di tempo alla macchina del turismo di riorganizzarsi e di riattivare un minimo il sistema delle prenotazioni». Ma anche le ipotesi più rosee, ad oggi, collidono con le cruda realtà. «Non avremo numeri, serviranno aiuti finanziari da parte dello Stato», aggiunge Della Lucia, anche in modo di non perdere per strada le professionalità formate in questi anni. «Quello che preoccupa – dice – è che l’Elba paghi più che altrove, avendo un’economia fondata quasi al 100% sul turismo balneare. Una partenza posticipata della stagione nelle città d’arte incide in un modo, partire due mesi dopo per l’Elba avrà invece un peso maggiore».
L’obiettivo del tavolo di crisi è quello di immaginare in anticipo le regole e le modalità di riapertura che, qualora la stagione dovesse partire, dovrebbero far convivere in un equilibrio sottile quanto delicato la fruizione turistica con le esigenze di salute e sicurezza. «L’idea è replicare quanto, in ambito sanitario, si sta facendo all’Elba nel campo dello screening tramite tamponi a tappeto: fare dell’Elba una sorta di modello da esportare anche in altre realtà – spiega Della Lucia – un esempio? Un conto è dire che nei ristoranti i tavoli dovranno stare a 2 metri di distanza e un altro è allestire grandi ristoranti all’aria aperta estendendo in modo strutturale le concessioni di suolo pubblico. L’isola è adatta per il turismo all’aria aperta, per i sentieri e le attività, dobbiamo essere efficaci a sfruttare queste caratteristiche. Sappiamo bene che rischiamo di lavorare per niente, qualora la stagione turistica non dovesse partire».
Il tavolo di crisi permanente sarà composto dalle associazioni di categoria coinvolte nella gestione del turismo e da altri soggetti che saranno coinvolti quando saranno affrontate tematiche specifiche. «Nello scenario di una riapertura parziale con delle regole ferree di distanziamento sociale – spiega il coordinatore della Gat Claudio Della Lucia – sono cinque gli scenari che hanno bisogno di essere gestiti, per scongiurare assembramenti. In primo luogo il traghetto, quindi le sale dei ristoranti e degli hotel. Altro tema chiave sarà quello della fruizione delle spiagge, quindi i momenti serali e le attività in barca. L’idea è studiare delle soluzioni che possano garantire queste attività in totale sicurezza per i turisti. Non è facile, ma dobbiamo provarci». —
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