Il Tirreno

il racconto della psicoterapeuta  

Oltre settanta chiamate allo sportello di ascolto tra virus e tanta solitudine

Cecilia Cecchi
Oltre settanta chiamate allo sportello di ascolto tra virus e tanta solitudine

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Cecilia Cecchi / PIOMBINO

Un attimo: non si sa che giorno della settimana è e, quasi, neppure l’ora. Oppure, capita a molti, di svegliarsi (inutilmente) prestissimo. Tanti gli effetti riflessi dalla quarantena che, visto l’andamento della curva legata all’emergenza sanitaria coronavirus, sembra non finire (mai).

Così lo sportello di ascolto telematico gratuito “Affrontiamo insieme l’emergenza Covid-19” (mezz’ora tra le ore 10-12, 17-19) per tutti, nato in collaborazione con l’Associazione promozione studentesca è costantemente sotto assedio, ben oltre l’orario “stabilito”.

Attivo dal 13 marzo, adesso? «C’è bisogno di un confronto continuo e l’idea funziona – racconta Marina La Loggia, psicoterapeuta che da molti anni studia recitazione e canto, occupandosi pure di teatro pedagogico – strettamente legata alla validità delle terapie complementari, sul modello del “telefono amico” americano. Tutto in collaborazione con Daniel Ruiz dell’Associazione promozione studentesca. I primi ragazzi che hanno chiamato, avevano bisogno di chiarimenti sulla tante fake Covid-19, per capire e superare i timori...».

Lo sportello amico è stato contattato da una settantina di persone. «Sono tanti, di tutte le età in costante emergenza sanitaria – spiega Marina la Loggia – Ormai sentono anche il peso psicologico di una situazione inedita e grave, che di giorno in giorno diventa sempre più importante. Quando comincio la conversazione cerco sempre di portare l’attenzione sul fatto che comunque – ricorda – “stiamo bene”, che è già tanto non esser malati e cercare di fare il meglio che si può...».

Di tutte le età ma «con una prevalenza di adolescenti dai 12 fino ai 20 anni – prosegue la psicoterapeuta – seguono le mamme e poi gli anziani. Gli uomini sembrano meno colpiti, ma quando chiamano si trattengono più tempo con problematiche stressanti o con contenuti più profondi. Al di là delle paure, dei timori, del virus , della solitudine è l’isolamento a cui sono sottoposti i malati Covid-19 ma anche tanti altri pazienti, che colpisce tutti».

«Pure la convivenza forzato sta provocando situazioni problematiche nelle famiglie – conferma Marina La Loggia – mentre, soprattutto i ragazzi, riferiscono che la limitazione più grande è non poter uscire per incontrare gli amici, sì possono fare la videochiamata ma così appare ancor più impressionante; tanto che preferiscono scrivere, avvertendo meno il senso di assenza. Mentre gli anziani proprio dopo le videochiamate sono contenti...».

La domanda più frequente? «Resta “quando finirà, perché secondo me non finirà mai...”. – risponde – Sebbene cerchi di esaminare insieme le percentuali con la nostra situazione che non è paragonabile a quella del nord, c’è la paura di non poter vivere più come prima. Burn out tutte le volte che parla il presidente del Consiglio Conte, un’ansia anticipatoria perché si teme che prolunghi la quarantena come regolarmente accade. Prima si tentava di prenderla come una vacanza, ora assomiglia sempre più a una prigionia. Con l’ora legale, le giornate sono più lunghe – conclude Marina La Loggia – e la solitudine pesa di più di pomeriggio, così va ben oltre le 20...non smetterei mai... Ho presentato pure la candidatura per ascoltare gli operatori sanitari, ma non sappiamo ancora, a livello nazionale, se si riuscirà a coordinarla... A volte alcuni mi chiamano per sapere come sto io, bello, ora succede, come tante altre cose in genere assai rare...». —

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