Il Tirreno

Cordoglio per la scomparsa di Valente Baldocchi, internato nei campi di lavoro

V.P.
Cordoglio per la scomparsa di Valente Baldocchi, internato nei campi di lavoro

Avrebbe compiuto 100 anni a novembre, con lui se ne va uno degli ultimi testimoni della guerra ai nazifascisti 

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PIOMBINO

«E’’lunga, la mia storia, vero»? Valente Baldocchi lo domandò durante l’intervista rilasciata al Tirreno un paio di anni fa. Snocciolò luoghi e date. L’ultima data, quella di ieri. Valentino, come lo chiamavano familiari e amici, è morto nella casa dove viveva con il figlio Andrea. Avrebbe compiuto 100 anni a novembre.

Ha conservato fino agli ultimi tempi sentimenti e ricordi . Nella mente, nel cuore e negli oggetti raccolti in una scatola e alle pareti. Libri, fotografie, riconoscimenti.

Serenità nello sguardo e nel sorriso. La sensazione di essere stato fortunato. Questo, Valentino aveva trasmesso durante quella lunga chiacchierata. Baldocchi ha vissuto 13 mesi in un campo di lavoro nazista per militari italiani. A Mulhouse, in Alsazia. Lavoro pesante in un fabbrica meccanica. Lui al tornio 12 ore al giorno. Decideva la sorte a chi sarebbe andato il pezzo di pane a colpo d’occhio un tantino più grosso dopo la divisione per dieci di quel filone da un chilo. Una gamella di rape. Poi, però, c’era Augustine, la ragazza che via via gli faceva trovare qualcosa di buono nascosto in quel tornio. E che provò anche a farlo fuggire. Tentativo fallito e sette giorni di prigione.

Lui e i suoi compagni ignoravano gli orrori in corso nei campi di concentramento nazisti. Li scoprirono a fine guerra. A Valentino facevano ancora male.

Nel campo di lavoro ci finì dopo l’armistizio, l’8 settembre 1943, alla fine di un lungo peregrinare tra Grecia, Albania, Francia. In seguito alla liberazione ad opera dell’esercito russo, di nuovo in marcia. Cecoslovacchia, Austria e finalmente l’Italia.

Valentino era partito da Campiglia il 14 marzo del 1940. Arruolamento nel settimo battaglione mortai. Fanteria.

Durante l’intervista, Baldocchi aveva continuato ad elencare luoghi come se avesse avuto una mappa davanti. E a ricordare qualche sapore. Come quello della cioccolata offerta dai soldati russi, «Amara ma buona». Nel novembre del 1945, dopo un tormentato viaggio, il ritorno a Campiglia. Dove le colline, abituato com’era alle montagne, gli parvero più piccole. Si commuoveva ancora, Valentino, nel ricordare che un vicino andò dai suoi genitori per prepararli ad una gioia che probabilmente non si aspettavano più.

Dopo qualche anno, l’amore della sua vita, Franca, scomparsa da tempo. Il matrimonio e la nascita dei figli, Angelo e Andrea.

La salmadi Baldocchi si trova nella sala del commiato della Misericordia. Domani l’inumazione nel cimitero di Piombino. —

V.P.

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