Gioco
Le criticità degli alberghi sanitari e dell’ordinanza della Regione
Le osservazioni di un imprenditore turistico dell’isola d’Elba «Non si capisce come fornire uno spazio comune non del tutto isolato»
L’INTERVENTO
Si legge sulla stampa la giusta esigenza, espressa anche da solerti amministratori pubblici, di fornire strutture adeguate alla assistenza e alla ospitalità di pazienti Covid - 19 paucisintomatici che debbano restare in quarantena, in modo da garantire in luoghi adeguati questa fase utile al superamento della malattia.
L’accordo che viene proposto presenta alcune criticità. Ad esempio non si capisce come possa essere fornito uno spazio comune che non sia del tutto isolato rispetto agli operatori della struttura o ai collaboratori della reception, richiedendo la convenzione una copertura 24/h. Sempre a tutela del personale della struttura e degli eventuali gestori o proprietari, si evidenzia ciò che si legge in seguito: “L’Asl procede al termine della permanenza di ogni utente a sanificare la camera. Tale sanificazione non comprende il lavaggio di materassi, guanciali, tende ed imbottiti che rimane a carico della struttura”.
La presenza di malati Covid-19 impone la sterilizzazione della camera e questo viene garantito dalla ASL, ma considerando l’alta contagiosità e l’incertezza della durata della infettività dell’elemento patogeno sulle cose, oggetto di studi recentissimi e non ancora definiti, tale impostazione pone in serio pericolo gli avventori successivi ai malati Covid.
Sempre nella convenzione proposta agli hotel, relativamente alla ordinanza della Regione Toscana, si legge all’art. 5: “l’Asl e le strutture concordano che l’alloggio è ad uso esclusivo dell’utente in isolamento indicato dall’Asl ed è fatto divieto assoluto di ricevere visite”. Ora tale articolo della convenzione non sembra tutelare in alcun modo i collaboratori della struttura, ossia i suoi dipendenti laddove si dice che può entrare anche il personale della struttura, perché il rischio che un albergatore si prende verso i suoi dipendenti, coinvolgendoli in una attività del genere, potrebbe ricadere su di lui nel tempo e su di lui solamente. Insomma, la nostra proposta iniziale riguardava medici ed infermieri che si presuppone siano sani o comunque accorti verso il prossimo, anche per competenza professionale, mentre diverso in toto è la definizione di ‘alberghi sanitari’ che sembrano organizzati da queste convenzioni senza la minima cognizione di cosa sia la gestione di un albergo. Diversa invece la possibilità, non prevista in alcun modo, in caso di emergenza nel nostro territorio di dare in concessione temporanea, dietro un giusto indennizzo, una struttura alberghiera alle autorità che la restituiscano con un certificato del Ministero della Salute di totale e radicale sanificazione dopo l’uso, per gli alloggi dei quarantenati sia quelli asintomatici sia quelli paucisintomatici. La nostra proposta di alcune settimane fa, addirittura, pensava ad un uso delle strutture, con queste modalità, anche per ‘centri di terapia intensiva temporanei di emergenza’ di certo più facili da allestire e con già presenti funzionalità e parametri igienici maggiori rispetto a eventuali capannoni, centri fiere o ospedali da campo. —
Jacopo Bononi
(Promotourism)
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