Il Tirreno

Un po’ di tenerezza e baci in videochat grazie agli operatori delle quattro rsa

Valeria Parrini

Sono 130 gli anziani ospitati nelle strutture accreditate Potenziati i monitoraggi, videotelefonate al posto delle visite

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PIOMBINO

La tenerezza infinita del bacio affidato allo schermo del cellulare, alla fine della videochiamata con i familiari. Ascoltarne il racconto lascia il segno dentro.

Nelle Rsa l’immagine è frequente. Al tempo dell’isolamento sociale, gli operatori provano a mantenere vivo il legame tra gli anziani e le loro famiglie. Facendo i conti con il rispetto delle regole salvavita tanto più preziose in quegli ambienti. In quei luoghi che nelle cronache sugli effetti del Covid 19 occupano le pagine tra le più nere.

Nel comprensorio sono circa 130 le persone che vivono nelle 4 strutture accreditate. Due pubbliche, la Rsa di San Rocco con una trentina di anziani, e quella di Campiglia che ne conta una decina in più. Oltre 40 sono al Falesia, l’unico centro privato, e 17 ai Giunchi di Venturina. La realtà più piccola, che opera in convenzione con l’Asl .

Le direttive imposte dalla Regione, rafforzate ulteriormente di recente, lasciano poco spazio alle interpretazioni. Ogni passaggio è scandito da procedure che riguardano il lavaggio delle mani e il cosiddetto “galateo della tosse”, vestizione, svestizione e tutto quanto deve essere rispettato, fase per fase, nella quotidianità. Una quotidianità che è cambiata anche nelle strutture del comprensorio. Pure qui il personale è chiamato a potenziare il monitoraggio giornaliero della temperatura e soprattutto ad essere pronto ad ogni evenienza, a saper rispondere in rapidità seguendo i protocolli. Un impegno aggiuntivo che gli operatori, spesso parliamo di donne, mettono in campo turno dopo turno. Anche loro, a casa, non ci possono restare.

Sono saltati i centri diurni, destinati a chi nel pomeriggio rientrava a casa. L’attività di animazione è più contenuta. Ridotti, o sospesi, i laboratori. Seduti l’uno accanto all’altro intorno ai tavoli non si deve stare. Stop alle visite dei parenti e degli amici. Spazio alle telefonate e alle videochiamate. All’ascolto della musica e alla tv. E alle chiacchierate, mantenendo le distanze.

Più foto e più video, invece, da mandare a casa dei familiari. Per tranquillizzarli. E mostrare anche momenti della giornata di norma interdetti ai visitatori, come i pranzi e le cene. O per far ascoltare qualche coro improvvisato. Le giornate trascorrono così, con il rischio raramente percepito.

Si è fatta l’abitudine anche alle mascherine. «A che servono quelle scatoline?», ha chiesto qualche anziano la prima volta che si è imbattuto nelle protezioni con il filtro che coprivano il volto di un’operatrice.

Ai Giunchi, struttura gestita da Isv Srl con personale delle coop Cuore e Di Vittorio, ora i dispositivi sono nascosti dietro un tessuto colorato che ne attenua l’impatto visivo senza incidere sulla sicurezza. «Sono momenti difficili anche per la nostra categoria, c’è gente che mette in discussione la nostra responsabilità verso la professione e la responsabilità verso gli utenti a cui è rivolta la nostra professione», commenta la direttrice Carla Manzi riferendosi al caso dell’anziano deceduto nella struttura di San Rocco. «Le Rsa - prosegue - sono custodie preziose, le persone ci vengono affidate. E il termine ha un grande significato. Mentre siamo al lavoro, in gioco c'è anche la nostra salute e quella dei nostri cari. Non siamo incoscienti o stupidi. Comprendo la paura, anche noi ne abbiamo, ma la paura non si allontana alimentandola ma con la fiducia, l’unione e l’intelligenza». —

Valeria Parrini

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