Con Elisa Baciocchi arrivò la vaccinazione
PIOMBINO
Quest’anno ricorre il duecentesimo anniversario della morte di Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone Bonaparte, che governò il Principato di Lucca e Piombino dal 1805 al 1814. Dall’Archivio storico Ivan Tognarini, arriva un contributo che chiarisce molti elementi su quel periodo, anche dal punto di vista della sanità
Furono nove anni di profonde trasformazioni e di modernizzazione per il territorio. L’Italia era la terra preferita della famiglia Bonaparte e l’esperienza di quegli anni chiarisce in modo esemplare la convinzione e l’ottimismo assoluti condivisi da Elisa, dagli amministratori, e dagli scienziati francesi di poter rimediare in modo incisivo all’ignoranza e al malgoverno attraverso l’uso della ragione.
Quando Elisa divenne principessa di Piombino, la situazione dello Stato era simile a quella del resto della Maremma: spopolamento, pianure infestate dalle paludi, agricoltura di tipo latifondistico ecc.
In quel periodo fu avviato un vasto programma di riforme in diversi settori, tra i quali anche quello sanitario.
Una prima iniziativa fu il trasferimento dell’Ospedale di San Giovanni di Dio, situato nei locali dell’attuale Misericordia in piazza Manzoni, al monastero di Sant’Anastasia e contigua chiesa di S. Antimo sopra i canali, proprio di fronte al mare e vicino alle fonti pubbliche. I lavori iniziarono nel 1809 sotto la direzione dell’architetto Louis Guizot e terminarono nel 1810, quando l’ospedale aveva assunto l’assetto definito. Venne rialzato di un piano, destinato agli infermi perché più areato, mentre la parte inferiore fu destinata ai magazzini.
L’Ospedale fu completamente riorganizzato con personale composto dal medico-chirurgo, dall’aiuto chirurgo, dall’economo, dal farmacista, dal garzone di farmacia, dal cappellano, da un cuoco e da tre infermieri, due per gli uomini e una per le donne.
Ma una delle innovazioni più importanti introdotte da Elisa fu, in campo medico, la vaccinazione antivaiolosa e Piombino fu all’avanguardia per questo.
Nel 1805 il segretario del Comitato per le vaccinazioni di Parigi era venuto al seguito della principessa, la quale il 25 dicembre 1806 emise un decreto che imponeva l’obbligo della vaccinazione antivaiolosa per i bambini.
Si inoculava il vaccino del vaiolo ai fanciulli che il Maire “faceva diligentemente ricercare nelle loro abitazioni” urtando contro le superstizioni popolari, l’arretratezza culturale, e genitori refrattari. La domenica mattina, in chiesa, si faceva leggere “Il transunto dell’Istruzione per la vaccinazione del Comitato Centrale di Parigi”, e forse i medici tenevano anche “corsi di ostetricia per l’istruzione delle levatrici”.
Per approfondimenti dall’Archivio storico consigliano la lettura dei seguenti testi: Tiziano Arrigoni, la macchina per guarire. Medicina e sanità nell’ospedale di Piombino (1810-1945), La Bancarella editrice, 2019; I segni di Elisa. Scienza e governo del territorio nel Principato napoleonico di Piombino, Felici editore, 2006. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google