Il Tirreno

Il grido d’allarme degli asili privati: «Senza aiuti, chiudiamo»

Annalisa Mastellone
Bambini in un asilo nido (foto d'archivio)
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Bambini in un asilo nido (foto d'archivio)

L’appello delle strutture della zona: «Dateci una mano per far sopravvivere i luoghi dove crescono i vostri bambini»

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PIOMBINO. «Se non arrivano aiuti, rischiano di chiudere molti servizi dell’infanzia». Il grido d’allarme arriva da una delegazione di oltre 200 servizi all’infanzia (asilo nido, asilo nido domiciliare, spazio gioco, scuole dell’infanzia private doposcuola, ludoteche) della Toscana.

Della delegazione fanno parte anche 6 strutture di Piombino, ovvero gli asili nido “Le coccinelle”, “Hop là”, “L’elfo”, “La mongolfiera”, spazio gioco “C’era una volta”, asilo nido domiciliare “Il bruco”, e il nido “Il piccolo principe” di Venturina Terme. C’è anche “La valle incantata” di Grosseto.

«Questo momento è molto delicato – scrive in una nota la delegazione – e vorremmo porre l’attenzione sulla nostra difficile posizione dovuta alla chiusura delle nostre attività in seguito all’emergenza sanitaria in atto. Le nostre sono attività che svolgono servizi molto importanti, sono aziende private, la maggior parte gestite da giovani donne. Sono aziende piccole che non “vendono” ma offrono servizi mirati alle persone. Sono realtà che vivono con poco e resistono a tante spese, spesso solo grazie alla grande dedizione delle persone che ci lavorano».

Professionisti, educatori, insegnanti che con amore riescono a mandare avanti con poco tante attività educative, ludiche, teatrali, artistiche e ricreative. «Oggi il coronavirus ci ha bloccato e ci ha tolto quel “poco” – sottolineano –. Quelle entrate fisse importanti per far funzionare l’ingranaggio aziendale, quel poco che serve per pagare gli affitti o i mutui, gli stipendi dei nostri dipendenti, le tasse, le bollette. Le famiglie che usufruiscono dei nostri servizi durante tutto l’anno hanno difficoltà a pagarci, dove non c’è difficoltà c’è il disappunto di pagare un servizio sospeso, che non usano. Ma senza entrate molti di noi non supereranno questo momento».

Senza aiuto, è il loro messaggio, alla fine dell’emergenza sanitaria le famiglie che frequentavano queste strutture si potrebbero trovare senza servizi di aiuto alla famiglia, senza nidi, materne, senza ludoteche. Qual è il problema? «Il problema è che senza entrate molte strutture non supereranno questo momento. Abbiamo bisogno di aiuto economico. Ci rivolgiamo agli enti, alla Regione Toscana, ai Comuni, alle Unioni di Comuni, alle famiglie – conclude la nota –: aiutateci a continuare ad aiutarvi quando l’emergenza sarà finita. Aiutateci a far sopravvivere i luoghi dove crescono i vostri (nostri) bambini». La delegazione ha anche scritto alla Regione Toscana, «fra le regioni – premette – più sensibili alle richieste delle famiglie e attenta alla qualità dei servizi educativi del sul territorio».

Come spiegato nella lettera, nell’anno educativo 2017/18 la Regione ha rilevato la qualità dei nidi dell’infanzia (pubblici e privati) invitandoli a una riflessione su punti di criticità e punti di forza. Questo ha portato la gran parte dei servizi a migliorare i punti di criticità presenti in ambienti, spazi, arredi e materiali, nell’assetto organizzativo, nella programmazione dei servizi, nelle relazioni e processi di esperienza, nelle relazioni con le famiglie con gli altri servizi e il territorio, e ad aumentare il livello di qualità con impegno e investimento economico.

«Oggi purtroppo – concludono – con la chiusura dettata dal Covid-19 dal 5 marzo 2020 siamo costretti a fare i conti con una nuova e dura realtà che ci impone di fare una riflessione non sulla qualità ma su come poter sostenere i nostri servizi e non soccombere alle tante spese per i costi di gestione (dipendenti, affitto senza aiuti nelle categorie diverse dal C1, utenze, consulenti del lavoro e commercialisti, versamenti Irpef ecc) e al mancato pagamento di tante famiglie delle rette di marzo nonché del probabile mancato pagamento del mese di aprile 2020, anche in seguito alle voci di un prolungamento della chiusura ben oltre il 3 aprile 2020». Partendo da una delegazione di 7 nidi privati di Scandicci, che si sono uniti per far fronte all’emergenza, si è quindi arrivati al coinvolgimento di più realtà sparse sul territorio toscano, arrivando così a una delegazione di oltre 200 servizi all’infanzia. —

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