Gioco
Ferrari: «In troppi sfuggono alle regole Pronto ad agire, ma non sono uno sceriffo»
Per il sindaco «non serve l’Esercito, però i cittadini devono capire che per impedire i contagi devono restare a casa»
PIOMBINO
Cresce in città il numero dei contagi da coronavirus oltre a quello delle persone in quarantena. Il rischio di un focolaio alla rsa di San Rocco è un nuovo elemento di grave preoccupazione, mentre gli esperti sembrano propensi a ritenere che la previsione del “picco” vada spostata in avanti, forse intorno a metà aprile. Il sindaco Francesco Ferrari dall’inizio dell’emergenza è blindato nel suo ufficio per cercare di fronteggiare la situazione. A lui, che ha un punto di osservazione privilegiato e molte responsabilità, abbiamo posto delle domande sulla situazione.
Sindaco, quanto è preoccupato rispetto agli aumenti dei contagi in città?
«Sono preoccupato per la situazione in generale. Se questa tragedia ci ha insegnato qualcosa è che siamo interdipendenti l’uno dall’altro su scala globale. Certo, la notizia di oggi dei contagiati alla rsa non mi lascia tranquillo».
Il suo ultimo messaggio diffuso con gli altoparlanti era molto forte: pensa che i piombinesi non abbiano ancora capito bene la gravità della situazione?
«Sinceramente credo di no. Occorre mettersi in testa che solo prendendoci ognuno la responsabilità delle proprie azioni potremo tentare di contenere il virus, altrimenti andremo poco lontano. Credo che chi ancora scherzi o minimizzi stia dando un pessimo esempio».
In generale qual è il suo giudizio rispetto all’osservanza dei divieti da parte dei cittadini?
«La stragrande maggioranza dei miei concittadini si sta attenendo in maniera scrupolosa alle norme ma ancora non è abbastanza. Ancora in troppi si approfittano delle libertà concesse dal decreto, sottovalutando la gravità della situazione e continuando a non seguire rigidamente le norme, mettendo seriamente a rischio la propria incolumità e quella di tutte le persone con cui entrano in contatto. Non possiamo continuare a ignorare le regole trovando scuse per andare a fare una passeggiata con gli amici. Non possiamo continuare a fare sport o uscire col cane ignorando sistematicamente i pericoli che la diffusione del virus può comportare. Eppure sono arrivate anche le denunce che possono portare a un processo penale. Se la gente non ha paura del contagio almeno ne abbia per le ripercussioni giuridiche. L’esperienza drammatica del nord Italia dovrebbe essere un monito: se i contagi aumentassero il sistema sanitario rischierebbe il collasso. C’è un unico modo per impedirlo: stare a casa, evitare i contatti sociali».
Pensa sia necessario un ulteriore giro di vite rispetto ai divieti? Crede ad esempio sia necessario l’intervento dell’Esercito nelle strade?
«Mi aspetto che il Governo imponga misure ancor più restrittive, sperando in un efficace arresto del contagio. Quanto all’Esercito, mi auguro che non serva arrivare a tanto».
Sta pensando a nuove ordinanze, nel caso che il Governo non decida nuovi provvedimenti?
«In realtà, i decreti della presidenza del consiglio dei ministri non consentono libertà di manovra ai sindaci in tal senso. Tuttavia, come ho fatto per i “Gratta e vinci”, non avrò remore ad agire, ove necessario e ove la legge me lo permette».
La situazione pone obiettive limitazioni alla libertà personale. È un aspetto che la preoccupa? È favorevole ad esempio a controlli sulle celle telefoniche per seguire i movimenti delle persone?
«Purtroppo con un’emergenza così straordinaria limitare la nostra libertà personale è una scelta obbligata. Viviamo in una democrazia e so che riacquisteremo la nostra vita di prima quando la pandemia sarà sconfitta. Controlli così ingerenti come quelli che lei ha citato francamente per ora mi paiono un po’ fuori misura».
Ha paura di essere rappresentato come un sindaco-sceriffo?
«No. Sto applicando la legge e sto tutelando la salute dei miei concittadini».
In questa fase ovviamente prevale l’attenzione agli aspetti sanitari, ma quelli economici sono disastrosi, anche pensando all’ipotesi che la stagione turistica vada persa. Come pensate di affrontare questa situazione?
«Nel Decreto legge “Cura Italia” ci sono misure per famiglie e imprese. Prevalentemente rinvii di scadenze, senza sgravi fiscali; molto poco per gli autonomi, in particolare per le Partite Iva. Misure insufficienti. E sono tutte misure che riguardano solo le competenze statali. Il Governo si è dimenticato dei Comuni, lasciandoli a rispondere da soli alle primarie esigenze dei cittadini. La speranza è per un nuovo Decreto, immediato, perché le risorse sarebbero servite ora».
Nei prossimi giorni andrete all’approvazione del bilancio. Servirà una manovra aggiuntiva per affrontare il dopo-coronavirus?
«No. Il nostro impegno sarà quello di ricavare il sostegno necessario con le risorse che già abbiamo. Per questo non abbiamo voluto rimandare il consiglio comunale: senza il bilancio di previsione saremmo stati ingessati».
Sono immaginabili provvedimenti di ristoro nei confronti di cittadini e categorie non protette dagli ammortizzatori sociali?
«Nell’attesa di un provvedimento fiscale del Governo che a oggi non c’è, stiamo valutando la possibilità di costituire un fondo di solidarietà per sostenere i cittadini che più di tutti avranno sofferto questa crisi, agevolando così la ripresa economica della città». —
cristiano lozito
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
