Il Tirreno

l’intervista 

«Ci stiamo preparando anche in Rianimazione»

alessandro de gregorio
«Ci stiamo preparando anche in Rianimazione»

Giovanna Poliseno, direttrice di Villamarina: «L’ospedale ha sospeso quasi tutto Lavoriamo per le sole urgenze e intanto allestiamo altri cinque lettini ventilati»

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piombino

Ci sono due lettini ventilati nella Rianimazione di Villamarina. Il piano B è allestirne altri cinque e ricevere i pazienti non Covid-19 da Livorno, in modo da liberare spazio. Il piano C è quello di usarli per pazienti Covid.

Nel frattempo l’ospedale piombinese è semiparalizzato come un po’ tutto il resto del Paese. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Giovanna Poliseno, che dirige gli ospedali di Piombino, Portoferraio e Cecina.

Dottoressa, come si pone Villamarina in questo contesto?

«Abbiamo attuato una serie di azioni in comune con tutti gli altri ospedali per arginare questa situazione che sta diventando drammatica. Abbiamo ridotto alle sole urgenze l’attività operatoria e agli interventi oncologici di tipo A; idem per tutta l’attività ambulatoriale. È necessario evitare gli ingressi delle persone a tutela della loro salute e di quella del personale. In una fase di questo genere, con il contagio che si sta estendendo, dobbiamo evitare assolutamente gli accessi di quelle persone alle quali possiamo erogare le prestazioni in un tempo successivo, quando questa situazione sarà normalizzata».

Come sono organizzati gli accessi all’ospedale?

«Sono stati chiusi quasi tutti. Ne abbiamo lasciati aperti solo due, aperti ma controllati. Quello principale e il check point dove personale adeguatamente formato fa una selezione rigorosa. E dove vengono ripetute le raccomandazioni. Stare a casa, evitare assembramenti, mantenere le distanze, ridurre al minimo le uscite per la spesa. Tutte cose che ormai dovremmo sapere tutti. È l’unico modo per controllare il contagio»

C’è stata anche una riorganizzazione dei reparti?

«No, al momento sono rimasti come erano, a parte ovviamente il pronto soccorso. Qui è stato riorganizzato il percorso: al pretriage, la tenda allestita fuori dal pronto soccorso, un infermiere separa i pazienti tra quelli che hanno e quelli che non hanno problematiche di tipo respiratorio. La funzione di Obi (breve osservazione intensiva) del pronto soccorso è stata ricondotta ai reparti. L’Obi ha la funzione di trattenere quei pazienti che presentano patologie respiratorie e ai quali viene fatto il tampone faringeo in attesa dei risultati, una piccola area di persone, diciamo così, sospette. I positivi vengono trasferiti all’ospedale di Livorno, in Malattie infettive o in Rianimazione a seconda della gravità».

E la nostra Rianimazione?

«Sta lavorando per pazienti non Covid. Ma ci stiamo organizzando per fare in modo che, in caso di necessità, si possano aumentare i posti letto ventilati».

Quanti?

«Dai due attuali a sette, quindi 5 in più».

In quel caso con pazienti Covid?

«Non subito. In una prima fase ci prepariamo a ricevere i non positivi da fuori, in modo da alleggerire la pressione a Livorno e liberare lì altri posti letto. In una seconda fase sì, anche i Covid. La situazione è in continua evoluzione, cambia da un’ora all’altra. Lo vediamo già in questi giorni. Speriamo di raggiungere il picco quanto prima. Speriamo davvero che avvenga tra il 25 e la fine del mese. Poi, dopo una fase di stabilizzazione, dovrebbe esserci la decrescita».

Ci sono contagiati tra il personale medico, infermieristico e Oss di Villamarina?

«Al momento non mi risulta. Ci sono un paio di persone a casa ma per una normale influenza».

Mascherine e guanti: come siete messi?

«C’è carenza in generale e anche da noi. Il materiale è o contingentato. Ma c’è. E dove c’è bisogno, c’è».

Quanti tamponi state facendo?

«Il numero è in aumento, ma ce lo aspettavamo. Dall’inizio di marzo una trentina, ora quattro o cinque al giorno. Sto parlando di tamponi fatti solo al pronto soccorso. Poi ci sono quelli eseguiti sul territorio dai medici di famiglia o da quelli dell’Igiene pubblica sulla base dei contatti avuti dai Covid accertati al pronto soccorso».

Come avviene la scelta?

«Dipende dalla sintomatologia. Questa malattia va da una situazione respiratoria molto grave a uno stato di asintomatico, cioè persone che superano l’infezione senza sintomi o con sintomi lievi. Il problema è proprio questo, gli asintomatici non sanno di essere infetti e inconsapevolmente possono infettare gli altri. E risiamo alle precauzioni, ai comportamenti corretti, al rispetto delle disposizioni».

Quanti accessi ci sono attualmente al pronto soccorso?

«Una ventina alla settimana rispetto ai 60 di questo periodo. E calano sempre di più».

Perché la vita delle persone è stata congelata, e quindi ci sono meno occasioni di farsi male, o perché si evita?

«Per tutte e due le cose. Tutti quegli anziani che si fratturavano il femore erano reali, mica lo facevano apposta. Ora sono quasi spariti perché hanno meno occasioni per farsi male. Magari si fanno male in casa, ma non durante le passeggiate».

Come usciremo da questa situazione?

«Eh, domandona».

Magari banale...

«No, assolutamente. Intanto rispettando le raccomandazioni. È fondamentale per ridurre i contagi. Voi che parlate alla gente siete importanti in questo senso».

E poi?

«E poi non lo so. Questa situazione ci sta travolgendo tutti, anche qui a Villamarina. Abbiamo chiuso attività programmata, ambulatoriale, laboratori, sale operatorie. Quando riapriremo ci sarà da dare le risposte a tutta questa gente».

E magari da fare una bella riflessione sulla sanità.

«Credo che a livello nazionale sia già iniziata. Una situazione come questa non l’avevamo mai vista, una pandemia che sta rivoluzionando la vita di tutti i Paesi. Sembrava fantascienza, invece è realtà». —

alessandro de gregorio

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