Il Tirreno

il racconto 

Il porto per l’Elba, un gigante immobile e silenzioso

Luca Centini

Poche navi in movimento Pochissimi passeggeri  In attesa della decisione sui varchi e sull’isola “chiusa” la finanza controlla chi arriva

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PIOMBINO

Il porto di Piombino al tempo del coronavirus sembra un gigante apatico e immobile. Alle 10,30 non ci sono traghetti di linea ormeggiati in banchina. E, soprattutto, non si vedono i passeggeri che, fino a poche settimane fa, si muovevano tra i piazzali e nei locali della stazione marittima di Piombino. Sotto il sole primaverile il porto sonnecchia: i varchi sono presidiati dal personale della Security portuale. Le sbarre, in attesa della decisione del ministero dei trasporti in seguito alla richiesta di attivazione inoltrata dalla Regione, sono sollevate e i pochissimi mezzi (due furgoncini dei corrieri, uno scooter guidato da una persona protetta da una mascherina e due automobili in una decina di minuti) rallentano la marcia, ma non si fermano. E passano. I controlli, per loro, scatteranno sui piazzale di imbarco.

Le scalette che dai parcheggi portano fino alla stazione marittima sono deserte. Il via vai vivace a cui siamo abituati nelle mattine di metà settimana si riduce a un ragazzo seduto sulla panchina all’esterno del complesso delle biglietterie. Se ne sta all’aria aperta, da solo, lontano da eventuali contatti ravvicinati. Un altro signore di mezza età, con mascherina e guanti, sfila veloce dal corridoio esterno, quasi sfiorando con la spalla il muro, come a voler sfuggire il più possibile dal contatto. Nello stanzone delle biglietterie non c’è quasi nessuno, fatta eccezione per alcuni volontari di un’associazione che, evidentemente, aspettano il traghetto per tornare sull’isola.

Più tardi, alle 14,30, un traghetto della Toremar attracca in banchina. Dalla stiva scendono in pochi, mentre in fila per imbarcarsi sulla nave ci sono poco più di dieci mezzi. Sono entrati regolarmente dai varchi aperti, ma non per questo sfuggono ai controlli.

Gli uomini della guardia di finanza, visto i pochi mezzi in attesa di imbarcarsi, hanno vita facile nel controllare tutti. Chiedono documenti, i motivi dell’imbarco, le autocertificazioni. Identificano anche il giornalista del Tirreno, che scatta le foto per documentare la situazione sul porto. Dopo il via libera tocca al personale delle compagnie di navigazione che, con mascherina e guanti, strappano i biglietti. L’arrivo in grande quantità di proprietari di seconde case è accaduto solo pochi giorni fa, eppure sembra ormai un fatto lontano.

Non è un porto blindato, almeno per il momento. Ma è già un porto controllato, anche se è il virus a rendere il clima strano, surreale. E nessuno sa quando, tra le banchine protese verso l’Elba, si tornerà a vedere la frenesia a cui eravamo abituati. —

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