Gioco
«Mi davate del pazzo, ma avevo ragione. Il porto andava controllato subito»
Coronavirus, il sindaco Papi è stato il primo a tenere alto il livello delle precauzioni: «Dobbiamo tenere il virus fuori dall’Elba a tutti i costi»
PORTOFERRAIO. «Adesso vi accorgete tutti che avevo ragione. Dopo un mese abbondante. Ma quando volevo che si facessero i controlli sul porto, per evitare che le persone in arrivo dal nord arrivassero all’Elba, dicevate tutti che ero esagerato. Invece ora come allora sono convinto che dobbiamo fare il massimo per tenere il virus lontano dall’Elba».
Maurizio Papi è fin dai primi giorni di emergenza per il Coronavirus il più convinto sostenitore tra i primi cittadini elbani della bontà della linea dura per la massima prevenzione. E ora che tutta Italia è barricata nelle case, la strategia assunta fin dall’inizio dal sindaco di Porto Azzurro, che nella vita fa il medico, non sembrano più estreme anche a chi, storcendo un po’ il naso, criticava le “ordinanze facili” emesse negli uffici del municipio di Banchina 4 novembre. «Passare da sceriffo? Non mi interessa se le decisioni che prendo servono a tutelare la salute della mia gente».
La prima battaglia di Papi, quando ancora il Coronavirus era un problema solo per una zona limitata del nord Italia, è stata quella di chiedere un presidio filtro sul porto di Portoferraio, per controllare le persone in arrivo sull’isola dalle zone più esposte ai contagi: «La verità è che non mi ha ascoltato nessuno – racconta Papi – sono stato preso per pazzo perfino quando ho deciso di bloccare le partite di calcio sul territorio del mio comune e ho vietato le trasferte degli atleti delle nostre società. Addirittura ho sentito dire a qualcuno che l’ “isola è pronta ad affrontare il virus”: Ma stiamo scherzando? L’isola deve fare di tutto per tenere il virus lontano a tutti i costi, finora ci è andata bene, ma dobbiamo insistere». Per questo motivo, ormai da giorni, il sindaco di Porto Azzurro sta impiegando gli operai del Comune per un vasto piano di sanificazioni degli ambienti pubblici. Una serie serrata di ordinanze firmate dal sindaco sono state emesse con l’obiettivo di mantenere il più possibile le distanze “interpersonali” di sicurezza tra i cittadini. Poi ci sono i controlli sul territorio, necessari per tenere le persone nelle case e sanzionare spostamenti non motivati. «Su questo ci stanno dando una grande mano le forze dell’ordine che voglio ringraziare pubblicamente – racconta il sindaco – stanno facendo posti di blocco sulle strade, nei porti. Abbiamo disposto 13 ordinanze di quarantena per altrettante persone che sono arrivate a Porto Azzurro. Le stiamo controllando, stanno bene».
Per cercare di monitorare i flussi in entrata a Porto Azzurro il Comune ha deciso di bussare alle seconde case: gli agenti della polizia municipale hanno somministrato dei questionari informativi, con i quali si dichiarano tempi di arrivo, permanenza, eventuali sintomi e altre informazioni preziose. Tutto questo prima che gli altri Comuni elbani, dopo alcuni giorni, si adeguassero e ben prima della fatwa pubblica del presidente Enrico Rossi nei confronti dei turisti del nord, arrivata con l’ordinanza regionale della scorsa settimana. «Abbiamo raccolto 350 questionari, molti dei turisti arrivati sono già rientrati nelle loro zone di residenza», racconta Papi che spiega come il suo mestiere (da medico di famiglia) non gli sia servito più di tanto per comprendere il rischio corso all’Elba e nel resto dell’Italia: «Non ci voleva chissà quale intelligenza per capire, il virus del resto sta solo facendo il suo lavoro».
Il sindaco-medico sta seguendo costantemente le iniziative sanitarie assunte per preparare l’ospedale alla gestione di un eventuale caso di Covid-19. In queste ore è stata allestita fuori dal pronto soccorso una seconda tenda per il pre-triage ed è stato predisposto un reparto ad hoc, isolato dal resto del presidio con dieci posti letto gestiti da personale medico e infermieristico dedicato. «Credo che si stiano muovendo nel modo giusto – racconta Papi – se posso fare una critica, invece, è nell’equipaggiamento che viene inviato al personale medico. Da medico di famiglia ho ricevuto un set con dieci mascherine, occhiali e dei guanti che neanche mi entrano. Bellino il pacchetto, ma che ci dovrei fare con dieci mascherine?». Intanto, per non lasciare troppo tempo in mezzo, a Porto Azzurro ci si rimbocca le maniche, come si è abituati a fare. Ieri, in sala consiliare, consiglieri comunali e assessori si sono riuniti e hanno avviato una produzione fatta in casa di mascherine. «Utilizziamo diversi livelli di tessuto, con in mezzo una sorta di strato “filtro” – racconta il sindaco – l’obiettivo è consegnare le mascherine a tutti i cittadini che devono uscire per andare a fare la spesa. Si tratta di una protezione in più». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
