Il Tirreno

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Affidi a distanza e soggiorni per bambini, così si sostiene la popolazione saharawi

Valeria Parrini
Affidi a distanza e soggiorni per bambini, così si sostiene la popolazione saharawi

Dai campi profughi nel deserto algerino arrivano anche piccoli pazienti che necessitano di interventi chirurgici

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Si chiama Tauaf e sarà la prossima bambina a lasciare tra qualche mese la tendopoli del deserto algerino per venire qua. E poi direzione Pisa, dove l’équipe del professor Gian Luca Gatti la opererà di labiopalatoschisi. Il “labbro leporino”, come viene comunemente definito. Una patologia non rara tra la popolazione saharawi.

Il viaggio di Tauaf e di altri suoi coetanei negli ultimi anni, è reso possibile dall’associazione Gdeim Izik e dal sostegno della Regione che si fa carico dei costi dell’intervento.

Il legame tra la città e la popolazione Saharawi viene da lontano. Il primo nucleo operativo di volontari si mise al lavoro nei primi anni Novanta e nel 1996 prese il nome di Gaybila. Quello della giovane accompagnatrice del gruppo di giovanissimi ospiti estivi della città che partorì la sua bimba a Villamarina.

Nel 2010 l’associazione si strutturò in maniera più articolata e divenne Gdeim Izik. Tendopoli della dignità, il significato delle due parole. Tendopoli come quelle in cui dal 1975 i profughi sono costretti a vivere dopo l’invasione delle loro terre - ricche come pescoso era il loro mare - da parte del Marocco.

Sono una cinquantina i volontari che lavorano per portare avanti le attività. Particolarmente intense in estate, tra luglio e agosto, quando altri gruppi di una decina di bambini e due accompagnatori arrivano nella scuola del Perticale trasformata in colonia, e trascorrono un periodo di vacanza salutare. Mare, giochi, escursioni. E qualche visita medica grazie anche all’apporto di professionisti che prestano gratuitamente la loro opera. Come generoso è l’apporto di tanti altri soggetti, commercianti e operatori balneari.

Il soggiorno è impegnativo e i volontari, spesso giovani, ce la mettono tutta per sopperire alle diverse necessità. In cucina, lo fanno sotto la guida di Italina Mambrini.

Gdeim Izik - presidente Manola Mambrini, vicepresidente Fabio Gambassi - fa molto altro. Ci sono circa 60 affidi a distanza, frutto della raccolta del denaro tra chi aderisce al progetto, da portare a destinazione. Direttamente alle famiglie durante il viaggio che ogni anno i volontari - a spese proprie - fanno nei campi profughi. Nessuna intermediazione. Insieme agli affidi, arrivano altri aiuti umanitari. Quando si dice “Aiutarli a casa loro”. Davvero. —

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