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Exodus, dove ricostruire le vite che sembrano perdute

Stefano Bramanti
Exodus, dove ricostruire le vite che sembrano perdute

La casa accoglienza fu aperta nel 1990 da don Mazzi, da allora è una realtà a sostegno di tanti giovani in difficoltà, alle prese con varie dipendenze

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Si chiama “Mammoletta, “luogo dell’agio”, dove oggi 14 ospiti sono accompagnati nel ricostruire la propria esistenza. Giovani che hanno voglia, anzi il coraggio, di testimoniare che si può uscire dalle dipendenze e lottare per un mondo migliore. Lo afferma Stanislao Pecchioli che insieme alla moglie Marta Del Bono conduce, dal 1990, un’esperienza educativa comunitaria, voluta sull'isola da don Antonio Mazzi, fondatore di Exodus, una onlus, che offre risposte pedagogiche efficaci al disagio sociale.

«Le origini – spiega Pecchioli – risalgono al 1980, dall'incontro di un attivista di Greenpeace e volontario dell’allora Gruppo Exodus, con me e mia moglie Marta. Avevamo avviato dieci anni prima l'azienda agricola “Vecchia Trebbia” a Lacona, con agricoltura biologica e impegno sociale, dopo esperienze da studenti universitari nel 1968». Le scelte dei due fiorentini incuriosiscono il noto prete veronese che incontrò i due coltivatori diretti all'Elba e nacque così un progetto educativo, rivolto a soggetti tossicodipendenti, che poi, visti i cambiamenti sociali, è diventato un percorso di sostegno dei più giovani caduti nelle più diverse dipendenze. «Don Mazzi – spiega ancora Pecchioli – vuole che le sue comunità siano aperte e devono calarsi nel territorio interagendo con tutte quelle realtà pubbliche e private, per “liberarsi” dai luoghi comuni che una società “malata” intende far passare come indispensabili paletti del divenire adulti». La Mammoletta è quindi una casa di accoglienza, a Fangati di Portoferraio, un terreno di proprietà del Comune dato in concessione gratuita per 30 anni alla Fondazione Exodus. «La vita comunitaria – illustra Marta - inizia alle 6,30 e svolgiamo una serie di attività a partire dalla scuola, vista la giovane età degli ospiti, la preparazione dei pasti, il mantenimento delle strutture, la conduzione del grande orto e la manutenzione ordinaria e straordinaria delle imbarcazioni della sede. Anche momenti di confronto individuali e di gruppo con gli educatori e la psicologa, per “dare gambe” alla ricostruzione del vissuto degli ospiti, secondo valori e principi sani e universali. Ci sono inoltre incontri con i familiari ed i servizi sociali invianti, più il fare teatro, musica, attività sportive, svolte pure presso impianti sportivi del territorio. Impegni per un percorso di ri-motivazione». E dalle esperienze con Greenpeace e dalla amicizia con Giovanni Soldini, grande velista, si è sviluppata una intensa attività sul mare con le due imbarcazioni oceaniche “Bamboo” e “Maria Teresa” donate a Don Mazzi da un anonimo benefattore. Entrambe le imbarcazioni servono a progetti formativi con ragazzi della Regione Toscana e del Paese, svolte pure con soggetti portatori di disabilità. La sede del mare, unitamente alla Lega Navale di Portoferraio, sviluppa il progetto “Il mare... straordinaria palestra senza confini”, presso il liceo scientifico Foresi, un corso di vela all'interno della materia di scienze motorie. Inoltre la barche sono impegnate nel progetto “Isola Mondo” del club del mare di Campo nell’Elba e sono coinvolti anche soggetti “messi alla prova” del Dipartimento giustizia minorile che si alternano a bordo come equipaggio. —

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