Gioco
Non solo “Quelli dell’ambulanza”, i tanti rami di un’attività ultracentenaria
Nel tempo l’associazione di via Giordano Bruno ha potenziato il settore sociale e della prevenzione
Spesso sono identificati come «quelli dell’ambulanza». Una definizione che va stretta ai volontari della Pubblica Assistenza. Perchè - e ci tengono a dirlo - il raggio d’azione è ben più ampio. Coinvolge diversi aspetti della prevenzione. Non solo in termini di salute.
Daniele Cerofolini, coordinatore dei volontari, parla di un ruolo a tutto tondo. Spazia dal servizio antincendio ai corsi di primo soccorso che preparano il cittadino a prescindere dal suo rimanere o meno in associazione. Prevenzione della solitudine, anche, per anziani, attraverso progetti mirati. Come “Nonni al mare” che si ripete ogni estate da qualche anno. O l’accompagnamento alle visite mediche e a fare la spesa. E ancora, sportelli di ascolto gestiti con personale qualificato, nelle scuole medie e superiori. Anche in sede, per contrastare la violenza, in rapporto con il Centro Donna.
Questo e altro tra le voci del bilancio sociale dell’associazione che nel 2020 ha festeggiato i suoi 120 anni. «Non ci rendiamo neanche conto di tutto quello che riusciamo a fare», commenta la presidente, Anna Tempestini, alla guida di un consiglio costituito esclusivamente da volontari. Responsabilità importanti, accresciute dall’introduzione di attività a carattere commerciale. Dopo le onoranze funebri, gli ambulatori specialistici con medici convenzionati.
Attivare competenze per elaborare progetti, reperire i finaziamenti e tradurre la carta in fatti. Per favorire l’autonomia delle persone con disabilità, ad esempio. O incentivare il turismo sociale che, attraverso Anpas e convenzioni con le strutture ricettive, fin dalla prossima estate porterà nella zona visitatori con difficoltà. E ancora, esperienze di trasporto di pazienti oncologici verso la radioterapia prima ancora della convenzione con Asl. Presìdi sulle spiagge.
Il settore preponderante resta il soccorso. Da coprire ci sono tante ore.
Sul registro-paga dell’associazione, i dipendenti sono una ventina. I soci circa 4.500, i volontari una sessantina, non tutti attivi. Ne servirebbero di più anche se con il servizio civile e con l’alternanza scuola lavoro, qualche rinforzo arriva.
«Impegnarsi nell’associazionismo non si spiega, è un sentimento. Questo sentire, però, è calato. Prima era una corsa ad entrare in squadra. Magari, in caso di eventi drammatici come un terremoto, la molla scatta e le persone si trovano», commenta Cerofolini.
«I tempi sono cambiati. Ora l’approccio ha un taglio più professionale e bisogna essere ben preparati», conferma chi da anni frequenta la sede in via Giordano Bruno.
L’intervista finisce così. Nel salone del primo piano tra foto e reperti storici, si respira un’aria austera. Che svanisce velocemente pensando agli anziani e ai loro riti scaramantici del venerdì pomeriggio quando si ritrovano qui per la tombolata. —
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