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La Strega di Baratti Amore, ricerca e bellezza nel trailer di lancio

Cecilia Cecchi
Una scena dal trailer del lungometraggio  "La Strega di Baratti", il processo al Castello di Populonia
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Una scena dal trailer del lungometraggio "La Strega di Baratti", il processo al Castello di Populonia

Prime scene del film di Spazio Tesla Piacenza con attori e figuranti del Teatro dell’Aglio

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POPULONIA. Il trailer comincia con una carezza subito sfumata nei titoli di testa, col potente sottofondo di musica medievale. Un minuto e 44 secondi, che già incuriosiscono ed emozionano in attesa del lungometraggio “La Strega di Baratti”. Produzione, associazione Spazio Tesla di Piacenza.

Soggetto e sceneggiatura di Laura Groppi e Ornella Righi (anche volto della Strega nel passato e nell’oggi). Regia di Gianpaolo Saccomano. Con figuranti e attori del Teatro dell’Aglio di Piombino.


«Pensa Fabrizio – dice Ornella Righi (pediatra nella vita di tutti i giorni, qui il set è in piazza Bovio) – quella donna prima è stata torturata e uccisa, poi inchiodata al suolo con ben 12 chiodi...».
Da Piombino a Baratti, scenario indimenticabile. L’inquisizione, la condanna a morte per strangolamento. Lucilla, questo il nome dato alla Strega Baratti. Nel trailer, poi, torna quel bacio tra innamorati sulla spiaggia visto un attimo all’inizio. E la telecamera di sposta sul dolore di un Cavaliere templare. Oggi come ieri il legame tra donne che si parlano attraverso i secoli, per «scendere nel profondo dell’anima, contattando la parte più oscura, dove ritrovare la luce». Memorie medievali, riti di sempre, tracce di un amore sospeso, tante domande.
All’orizzonte – si ricorda da subito – quanto scoperto nel 2011, nell’antico cimitero medievale di San Cerbone Nuovo a Baratti, dove riposavano da secoli una strega e, a pochi metri di distanza, una meretrice; vennero definite “sepolture anomale” per la presenza nel primo caso di chiodi in bocca e attorno allo scheletro e, per la presunta meretrice, di un sacchetto con dadi in osso.
Come promesso Spazio Tesla si ispira soltanto a questa indagine sull’archeologia funeraria condotta dell’Università dell’Aquila, per costruire una fiction tutta sua, che indaga pure sul concetto del tempo e dell’anima... su teorie davvero tutte da scoprire.

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