Il Tirreno

«Una decisione senza condivisione»

La sindaca di Campiglia sulla nomina dell’Ad della società chiede spiegazioni al primo cittadino di Piombino

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campiglia. Oltre alle diverse appartenenze pesa il metodo. Tanto che la sindaca di Campiglia Marittima Alberta Ticciati ammette di aver appreso dal Tirreno della scelta dell’amministratore delegato di Parchi Val di Cornia fatta nella seduta del consiglio di amministrazione della società il 28 febbraio. Scelta caduta su Mauro Tognoli, indicato come componente del Cda dal sindaco di Piombino Francesco Ferrari. Una partita giocata con la logica dei numeri, ovvero il peso in termini di quote di capitale, senza aprire a valutazioni di altro respiro. Così come lo strappo in occasione della nomina a presidente Parchi di Alessandro Bruni, livornese, classe 1959, manager di lunga esperienza, che non ha riscosso l’unanimità tra i sindaci, cinque quelli che compongono l’assemblea dei soci.

«Come Comune socio non ho ancora ricevuto nessuna comunicazione ufficiale in merito, della nomina di Tognoli ad amministratore delegato, scelto alla stregua del presidente Bruni a maggioranza, con i soli assenzi quindi di Piombino e Suvereto, due dei cinque comuni che compongono la società Parchi – afferma la sindaca Ticciati –. Nonostante i buoni propositi che hanno attraversato le prime riunioni tra sindaci, nelle quali con forza e coraggio si è cercato di affrancarsi dalla logica dei numeri e delle spartizioni politiche per privilegiare professionalità, esperienza, capacità, convinti che solo queste potessero rilanciare, davvero, il sistema Parchi e la sua mission, inaugurando così una nuova virtuosa stagione di area vasta, ahimè ci troviamo oggi a fare i conti con una realtà ben diversa».

Ticciati esprime «grande dispiacere e amarezza» sottolineando «l’ennesima decisione strategica fatta a colpi di maggioranza. Piombino non si è accontentato del presidente, ha preteso anche l’amministratore delegato, scelta che è ricaduta sul secondo nominativo di espressione dello stesso Comune, scelta compiuta nonostante i criteri descritti in premessa e il dissenso della maggioranza (numerica e non di quote) dei soci rappresentati all’interno del Cda e nonostante le indicazioni che erano state date dall’assemblea dei sindaci. Il tutto senza la benché minima condivisione».

Il passaggio è delicatissimo. «Campiglia ha da sempre compreso e difeso il valore della grande esperienza della Parchi, ed ha, anche in questa ultima fase, lavorato lealmente, dando il proprio contributo per rilanciare una società dal grande potenziale, con la convinzione e la volontà di portare avanti questa esperienza unica che, nonostante i limiti e i problemi, ha disegnato un volto nuovo di questo territorio. Proprio per questo, vedendo minato il terreno di condivisione, complementarietà e collegialità, che ha reso la Parchi quel virtuoso laboratorio innovativo conosciuto da tutti, non posso che chiedere spiegazioni al socio di maggioranza che non ha sentito la necessità di condividere decisioni così importanti per la società con i suoi colleghi, e non posso che prendere le distanze da un andamento che già dai primi passi compiuti non fa certo ben sperare per il futuro della Parchi e delle politiche sovracomunali di area, al di là dei proclami con i quali alcuni si dilettano». E conclude: «Mi auguro che ci siano la volontà e disponibilità di rimettersi a un tavolo per condividere una nuova e diversa gestione della società, rispetto a quella di oggi, perché temo altrimenti che superare la difficile situazione economica, finanziaria, organizzativa e gestionale diventi davvero un’impresa quasi impossibile». —

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