Gioco
Il Rifugio di Mea, paradiso degli animali meno fortunati
All’Asca (in attesa di trasferimento) vivono cani, gatti, ma anche pecore e maiali «Cerchiamo di collocarli, a quelli che nessuno vuole assicuriamo una vita dignitosa»
«Siamo una banda di debosciate, nate per aiutare e prendere in carico gli animali dopo lo scioglimento della precedente associazione».
Si presentano così, con un sorriso e una carezza ai cani che girano intorno a tutte loro, le ragazze del Rifugio di Mea. L’associazione animalista “lavora” (tra virgolette perché tutte sono volontarie) all’Asca, nell’Ex palazzo dell’Atm dove quattro anni fa la precedente gestione di Corpo Fauna Ambiente avrebbe avuto intenzione di costruire una fattoria didattica. Il progetto è finito nel nulla, così come Cfa, sostituito idealmente dal Rifugio di Mea, realtà formata da alcune volontarie già presenti nella precedente associazione e altre nuove.
«Da subito ci siamo messe in cerca di un’area adatta – spiega Deborah Camelli – Una di noi, Valentina Meini, ha messo a disposizione un terreno di sua proprietà dove ci trasferiremo con tutti gli animali. I lavori procedono con lentezza, anche perché siamo 8 persone, tutte donne, ma siamo quasi a metà. Abbiamo completamente cambiato obiettivi rispetto alla precedente associazione e, da realtà anti-specista quale siamo, salviamo gli animali, gli cerchiamo, se possibile, nuova collocazione e, per i più sgangherati che nessuno prenderà, riserviamo loro una vita dignitosa al rifugio».
Nato ufficialmente l’8 marzo 2018, il Rifugio di Mea ha a oggi intestati 6 maiali, 2 pecore, circa 20 gatti, e 5 cani. La maggior parte arriva dal sud Italia. Sono però piombinesi le due pecore, Stellina e Principessa, provenienti da un allevatore che, volendo cambiare razza, se ne voleva liberare, e metà dei maiali presenti all’Asca. Per tre di loro la storia di come siano arrivate al rifugio è tanto avventurosa quanto a lieto fine. Un giorno di qualche anno fa la scrofa, che le ragazze di Mea avrebbero in seguito chiamato Sandrina, fu rinvenuta vagante nella zona di Fiorentina con due cucciole al seguito, le figlie Mora e Bionda. Impossibilitate a risalire al proprietario, le forze dell’ordine chiesero al Rifugio di occuparsene nell’attesa di eventuali novità.
«Si scoprì poi come facessero parte di un allevamento abusivo – afferma Camelli – Erano letteralmente scappate, mettendosi così in salvo e, dopo una battaglia di un anno con l’allevatore, siamo riuscite a farcele assegnare definitivamente».
E Sandrina, Mora e Bionda ringraziano con versi cinghialeschi che, se fossero gatti, potrebbero qualificarsi come fusa. «Come ci sosteniamo? – dice Camelli – Beh, con le nostre tasche, anche se non mancano i negozi che ci regalano del cibo, come il SicilFruit o l’Mgn Frutta e verdura da Moira, o come il Panificio Marchetti e Animal Passion. E poi ci sono i singoli cittadini, mentre un vicino qui all’Asca ci offre l’acqua. I nostri animali li trattiamo in modo casalingo, perché la nostra idea è di far assomigliare questo posto il più possibile a una famiglia. Da quando siamo nate, abbiamo dato in adozione una cavalla, due ciuchi, tre pecore e una cinquantina fra cani e gatti. Non saranno numeri altissimi, ma bisogna considerare che da noi arrivano animali particolari, e anche quando parliamo di cani e gatti, spesso sono problematici, fobici, e quant’altro. Capita, però, che qualcuno si innamori comunque di loro e, quando succede, siamo felicissime». —
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