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Tutti assolti per i lavori sulla casa al mare

Tutti assolti per i lavori sulla casa al mare

Si è chiusa con un nulla di fatto l’inchiesta durata 5 anni Barbetti: «Anche in quel caso le indagini furono sbagliate»

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CAPOLIVERI. Il Tribunale di Livorno ha assolto cinque persone per un’inchiesta relativa ai lavori di ampliamento (con traslazione di volumi) di una casa sul mare a Capoliveri.

La vicenda è legata a un immobile sequestrato dai carabinieri forestali nell’ottobre del 2015. Dopo cinque anni, con una sentenza arrivata la scorsa settimana a Livorno, il giudice Gianmarco Marinai ha assolto Federico Lenzi, Carlo Alberto Ridi, Fabio Messina, Vincenzo Rabbiolo e Festim Gerdeci per i reati a loro ascritti, dalla truffa, al falso fino all’abuso di ufficio. Lenzi, Ridi e Gerdeci, inoltre, sono stati prosciolti una serie di reati urbanistici andati in prescrizione. Era stato lo stesso pubblico ministero a chiedere l’archiviazione del caso.

La vicenda ha coinvolto anche l’ex sindaco di Capoliveri e attuale vicesindaco di Capoliveri Ruggero Barbetti, che non ha esitato a commentare l’esito del procedimento, terminato con l’assoluzione di tutti gli imputati, e per criticare le modalità con cui furono svolte le indagini. Barbetti, ricordiamo, è coinvolto in un caso urbanistico simile (anche in questo caso fu contestata l’esistenza di un falso rudere) per il quale la Procura di Livorno ha chiesto il suo rinvio a giudizio.

«Al tribunale di Livorno – ha spiegato Barbetti – c'è stata l'ultima udienza riguardante il processo che si è svolto a causa di indagini sbagliate. Indagini tanto sbagliate che il Pubblico Ministero stesso ha richiesto l'assoluzione per tutti gli imputati. Avevo già affermato a suo tempo sulla stampa locale che l'indagine in questione era sbagliata dato che io sono praticamente sempre vissuto a 200/300 metri linea d'area dal luogo oggetto del sequestro e che avevo sempre visto il rudere oggetto di contenzioso. Tanto che sono stato chiamato a testimoniare in tribunale dove il presidente del collegio giudicante mi ha mostrato delle foto per chiedermi se io riconoscessi il rudere che si trovava in primo piano. Ho affermato che l'avevo sempre visto dandone motivazione». «Non conosco nel merito le fasi processuali – attacca Barbetti – ma so che se fossi stato chiamato a testimoniare dal Corpo Forestale quando avevo criticato l'indagine e avevo dichiarato che il rudere era certamente esistito, di sicuro non ci sarebbe stato un processo e un cittadino di Capoliveri non sarebbe rimasto dalla sua "prima casa" per quasi 5 anni». —

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