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I turisti delle seconde case scendono all’Elba per allontanare i focolai

I turisti delle seconde case scendono all’Elba per allontanare i focolai

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PORTOFERRAIO. Le seconde case disseminate all’isola d’Elba sono molto più frequentate rispetto a un normale mese di febbraio. Il motivo? Potrebbe avere a che fare con il Coronavirus. I dati sui movimenti portuali ancora non sono stati elaborati dall’Autorità di sistema e dalle compagnie di navigazione. Ma, all’Elba, i cittadini sono certi di vedere un movimento “fuori stagione” più accentuato rispetto al solito. Diversi cittadini del nord Italia, per lo più proprietari di seconde abitazioni nei comuni dell’isola, avrebbero scelto di riparare all’Elba per allontanarsi il più possibile, mettendoci pure un braccio di mare nel mezzo, dai principali focolai del virus che sta creando apprensione in Italia, in particolare nelle regioni del Nord Italia. E, inevitabilmente, gli stessi lombardi, piemontesi e veneti sono passati nel giro di pochi giorni dall’essere risorse per incentivare la destagionalizzazione a soggetti a rischio di contagio. Numerose le segnalazioni riportate sui social e direttamente alla redazione del nostro giornale: «In giro si vedono tanti, troppi turisti per essere nel mese di febbraio», ci ha detto una signora, preoccupata per l’arrivo di tanti proprietari di seconde case dal nord Italia. Un fenomeno, tra l’altro, confermato dalle istituzioni, visto che i sindaci ne hanno parlato nell’incontro tenutosi ieri a Pisa, tra i primi cittadini della Toscana Nord Ovest, si è ragionato su come esercitare una qualche forma di monitoraggio sui flussi. I comuni turistici, quelli con molte seconde case, sono stranamente popolati da persone che scendono dal nord Italia. Un movimento che, è bene chiarire, è lecito dalle aree non definite zone rosse, quelle interessate da focolai e dove gli spostamenti sono interdetti da ordinanze specifiche. Il governatore Rossi, tuttavia, ha ribadito come sia obbligatorio per chi proviene da Lombardia o Veneto manifestarsi, chi non lo fa commette una violazione penale, così come chi esce dalle zone di focolai, contattando i tre numeri messi a disposizione dalle Asl. —

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