Il Tirreno

gruppo 2019 

«Laghetti di Tufaia, altra opportunità non colta dal Comune»

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VENTURINA. «Non c’era bisogno di un’ulteriore conferma dell’incapacità di progettare le opere pubbliche destinando le risorse alle effettive necessità della comunità, eppure la vicenda dei lavori ai giardini di Tufaia è emblematica». Così attacca una nota del Gruppo 2019. «Prima si impegna il Comune in una “riqualificazione” da 380mila euro dell’area dei laghetti - prosegue la nota - proprio mentre si decreta con la variante Comer l’impossibilità di mettere in collegamento l’area termale a monte dell’Aurelia con i laghetti stessi. Poi si procede di variante in variante, di ritardo in ritardo, fino a un parziale colpo di spugna. Una destinazione turistica e a servizi dell’area Comer avrebbe garantito una centralità e una rilevanza dei giardini di Tufaia sia per il tempo libero dei residenti, sia nell’offerta turistica legata al termalismo che le amministrazioni hanno ignorato. Basti pensare che a gennaio L’amministrazione si è diretta fino a Parigi alla fiera Les Thermalies, una delle più importanti del termalismo, per presentare le eccellenze termali del nostro territorio promuovendo la Val di Cornia con i suoi prodotti e il turismo termale di Venturina. Come si può pensare di pubblicizzare il nostro territorio alle migliaia di turisti che soggiornano ogni estate in Val di Cornia se non c’è la volontà politica di garantire servizi non essenziali ma primari alla comunità e al turista che sempre di più ama passare del tempo libero all’aria aperta circondato dal verde?»

«Aver compromesso le possibilità di collegamento delle due aree - aggiunge il Gruppo 2019 - è stato un errore che limita le potenzialità dei laghetti e indebolisce le possibilità di incidere positivamente sull’area con scelte che creino un tessuto di relazioni urbanistiche coerenti. Non solo l’Amministrazione non ha saputo cogliere la vera opportunità di quell’area, ma non ha saputo neppure progettare un intervento di riqualificazione che offrisse una miglior fruibilità dei giardini mantenendo le opere da eseguire entro un costo verosimile. Così si drenano inutilmente risorse dalle casse comunali, si progettano interventi destinati a non essere realizzati e si impoverisce la comunità impiegando somme eccessive per lavori faraonici inopportuni e improbabili, imponendo cantieri e progetti lunghi e in continua “evoluzione”, e negando le reali potenzialità dei luoghi e cancellando le possibilità di svilupparle creando le sinergie urbanistiche necessarie». —

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