Il Tirreno

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Geotermia, sulla Cosvig soffiano venti di burrasca

G.P.

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Monteverdi. Soffiano venti di burrasca sul Cosvig, il consorzio regionale per lo sviluppo della geotermia del quale fanno parte, oltre a Monteverdi e con quote diverse, tutti i comuni e le unioni montane dell’area geotermica tradizionale (Pisa e Siena) e dell’Amiata, le Province di Siena e Grosseto, la Regione Toscana.

L’assemblea dei soci ha chiesto un radicale cambiamento, una trasformazione «in società in house, per fornire un utile strumento operativo ai Comuni soci e migliorare l’efficienza operativa soprattutto in materia di progettazioni, appalti e affidamenti». Per dirla molto terra terra si vorrebbe trasformare il Cosvig in un “ufficio tecnico bis” di ogni comune.

Costituito nel 1988, Cosvig è guidato da un cda (oggi il presidente è Emiliano Bravi di Radicondoli, vice Elisa Bindi di Grosseto, consigliere Loris Martignoni di Pomarance) sulla base degli indirizzi politici dell’assemblea dei soci (i comuni, le Province e la Regione), ed opera attraverso le varie sedi sul territorio. Le sue risorse sono le royalties che Enel Green Power versa ogni anno nelle casse della Regione per la mitigazione ambientale delle aree su cui sono installate le centrali geotermiche: un bel gruzzolo di milioni al quale i comuni attingono, bussando al Cosvig, per realizzare opere pubbliche nuove, interventi migliorativi, progetti sociali. Un esempio per chiarire. Le “famose” frane sulla Sp 329, a Monteverdi, saranno eliminate dalla Provincia di Pisa, proprietaria della strada (i lavori dovrebbero cominciare entro questo mese), ma i circa 900 mila euro necessari li mette il comune di Monteverdi attingendo, con il consenso degli altri soci, al fondo geotermico in capo al Cosvig. In sostanza il Consorzio oggi è “il bancomat dei comuni” per usare una definizione utilizzata dal sindaco di Monteverdi, Francesco Govi, quando ha illustrato al consiglio comunale il documento dell’assemblea dei soci. Una definizione forse un po’ forte, ma sintetizza bene lo stato dei rapporti tra Consorzio e Comuni geotermici, mentre questi ultimi con la richiesta di trasformazione in “società in house” vorrebbero che si assumesse anche nuovi compiti, come la progettazione, l’intercettazione di bandi e di fondi europei: “una vera e propria Agenzia di sviluppo”. Ma si fa presto a dire al Cosvig: fate di più. E le risorse? L’assemblea dei soci invita «a rivedere la spesa del personale e contenerla in tutti i suoi aspetti». Se questo non fosse sufficiente, allora si dovrà «provvedere a nuovi rapporti professionali senza ricorrere ad assunzioni dirette…. senza ridurre le cifre a disposizione dei singoli comuni». E poi altro ancora, come la verifica di congruità tra i dirigenti e le strutture loro assegnate, il trasferimento delle sedi di Firenze e Monterotondo in locali gratuiti disponibili presso enti pubblici, stop alle collaborazioni esterne per la formazione. Insomma una cura dimagrante molto severa. E in più separare Sesta Lab (la struttura d’eccellenza che fa testing sui combustori per turbine a gas) dalla gestione geotermica. Obiettivi molto impegnativi. Ma su tutto incombe l’esito di una partita che si gioca fuori dalle sedi dei comuni e del Cosvig: perché senza i 102 milioni/anno degli incentivi alla geotermia, bloccati dal governo giallo-verde, che l’attuale esecutivo avrebbe promesso di ripristinare a breve, ogni progetto dovrà fare i conti con l’inevitabile declino. —

G.P.



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