Il Tirreno

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Mensa scolastica, la chiusura e la rinuncia ai pasti biologici

Michelangelo Pasquinelli

L’opposizione contro la scelta dell’amministrazione di serrare il centro cottura «La refezione arriverà da Montegemoli e sarà di tipo convenzionale»

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suvereto. Col nuovo anno scolastico il centro cottura della mensa scolastica di Suvereto, dopo quasi 40 anni di attività, chiuderà e i pasti verranno forniti dal comune di Piombino e preparati nel centro cottura di Montegemoli, poi trasportati a Suvereto e la mensa non sarà più con prodotti biologici, ma convenzionale. Questa la «frettolosa e silenziosa scelta presentata all’ultimo consiglio comunale», afferma Uniamo Suvereto.

Una scelta a cui l’opposizione è contraria. «Suvereto fin dai primi anni ‘90 – afferma Uniamo Suvereto – in seguito a percorsi educativi di buona alimentazione nelle scuole, ha goduto di una mensa con alimenti biologici, in seguito a politiche locali che hanno visto il territorio crescere e affermarsi con principi di salubrità e di eccellenza che hanno fatto la differenza in molti settori. La decisione, mai preventivamente discussa, è stata affrontata per la prima volta col nostro gruppo nella commissione del 27 gennaio». Che aggiunge: «Le motivazioni della scelta sono state che, lasciando il centro cottura e il biologico con una media giornaliera di pasti inferiore a 100, si metterebbe in discussione la sostenibilità finanziaria del servizio che potrebbe non essere assicurato».

Le rimostranze proseguono a cominciare dal metodo adottato «ormai divenuto una costante di questa amministrazione, di portare in commissione l’approvazione di atti di fondamentale importanza, dopo che i medesimi sono già stati inseriti all’ordine del giorno di una seduta già fissata del consiglio comunale, destituendo così di ogni sua funzione l’istituto della commissione stessa. Per non dire poi della leggerezza degli interventi ascoltati e che sconcertano per come viene liquidato il rapporto con il diritto alla salute garantendo una alimentazione più sana per i bambini e vantaggi per l’ambiente e l’agricoltura, mentre si doveva aprire anche un confronto con le famiglie e i cittadini prima di decidere».

Uniamo Suvereto mette sul tavolo anche altri motivi a sostegno del no. «Altre riserve sono sulla distanza del centro cottura e gli orari diversi di somministrazione e la conseguente garanzia di qualità del cibo, ora che la sindaca abbandona i prodotti biologici, dichiarando di essere sicura di un miglioramento del servizio, l’ottimizzazione dei costi e la possibilità di offrire ulteriori servizi educativi e scolastici che, ad oggi, non vengono indicati. Altro aspetto è il destino lavorativo del personale che attualmente lavora in cucina, così come la possibilità di aumentare i pasti con l’inserimento del tempo pieno scolastico avrebbe meritato un’analisi più approfondita».

Poi viene a galla il problema di servizi e collaborazioni con gli altri comuni del comprensorio: «È sicuramente la formula futura – dice Uniamo Suvereto – ma a pari condizioni e dignità e il mantenimento di un’eccellenza, come in questo caso di una mensa integralmente biologica, casomai meritava di essere estesa ad altre realtà e non il contrario». Che conclude: «Per tacere, infine, una contraddittoria dichiarazione pubblica della sindaca che aveva ammesso che sarebbe stato anche possibile “continuare come oggi, scelta forse più semplice, ma che si è scelto di cambiare”». –

Michelangelo Pasquinelli

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