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Variante urbanistica Legambiente la contesta con nove osservazioni
piombino. «La variante urbanistica è un atto che concretamente impedisce gli interventi di risanamento ambientale di quell’area, al contrario di ciò che l’amministrazione comunale vuole far credere». Non ha dubbi Legambiente Val di Cornia in merito alla variante al regolamento urbanistico, adottata dal consiglio comunale il 25 novembre 2019, con cui si cambia la destinazione d’uso delle aree dell’impianto di Ischia di Crociano in parco urbano. Prospettiva che inevitabilmente deve fare i conti con una discarica in esercizio e cumuli di rifiuti abusivi da bonificare. E a questo proposito presenta nove osservazioni.
La variante cambia la destinazione d’uso da area di trattamento, riciclo e smaltimento rifiuti (F6) ad area di parco pubblico urbano (Fg). «Ciò causerebbe l’insostenibilità economica degli interventi di bonifica già progettati, sia per quanto concerne le discariche già esaurite, sia dell’area Li53 che dell’intera area Sin in quanto si necessitano concentrazioni inferiori dei parametri chimici del suolo – sostiene Legambiente –. In aggiunta, l’impossibilità di gestione dei rifiuti provenienti dalla rimozione dei cumuli abbancati abusivamente, dalla messa in sicurezza dell’area, dalle demolizioni, dalla rimozione dei cosiddetti hot spot e la bonifica dei terreni provenienti da Città Futura». Inoltre, la demolizione dell’impianto TAP «sarebbe un enorme danno erariale, dato il costo di circa 10 milioni di finanziamenti pubblici e consistenti contributi comunitari». E priverebbe «il territorio di asset strategici indispensabili al risanamento ambientale e alla competitività del sistema territoriale».
L’associazione rileva «il contrasto con le finalità industriali dell’area, previste nel piano strutturale e la mancata dimostrazione della compatibilità, in termini di salute pubblica, dei potenziali fruitori di tale area a parco in relazione con gli ambiti industriali circostanti che rimarrebbero ancora in essere. Esiste già un progetto di rinaturalizzazione delle discariche già approvato con Via e con parere positivo della Soprintendenza, di cui si avrebbe la certezza di essere realizzato, al contrario della Variante. Questo è previsto dal piano industriale di Rimateria, dopo la chiusura delle discariche».
Si osserva il «contrasto con il Piano territoriale di coordinamento della Provincia di Livorno, che prevede un sistema funzionale delle attività economiche e individua obiettivi prestazionali per il consolidamento della presenza industriale, tra i quali: un sistema funzionale dei rifiuti, che deve poter soddisfare lo smaltimento dei rifiuti prodotti sul territorio. Si omettono pareri ambientali come quello del Nucleo regionale di valutazione di impatto ambientale e la successiva delibera della giunta regionale rilasciati nell’ambito del procedimento di Via» che definiscono la mancata realizzazione del progetto Rimateria l’opzione peggiore. E ancora: «Non è accettabile che il documento preliminare di assoggettabilità a una valutazione strategica, da sottoporre alla commissione regionale, sia così lacunoso e scarso di analisi». Legambiente evidenzia che «manca una proposta di strategia di bonifica, di gestione del territorio industriale e dei rifiuti speciali-industriali. Non fa una seria analisi di quelli che potranno essere gli impatti indiretti che potranno determinarsi con la variante, dando per scontato che il termine parco o area verde significhi salute e che una tale destinazione non determini impatti derivati di alcun tipo. Si dica, a grandi linee, dove devono finire i rifiuti presenti e futuri dell’area industriale, come devono essere trattati e con quali convenienze economiche». —
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