Il Tirreno

Sette anni di ricavi in progressione

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CAMPIGLIA. Numeri da prima della classe quelli di Italian Food. L’anno di svolta è il 2006. Alle redini arriva Pasquale Petti che ne consolida la posizione come produttore per marchi terzi (private label). Produce solo da pomodoro toscano, per il 55% per private label internazionali e nel 2013 lancia la linea “Petti – Il pomodoro al centro”, garantendo trasparenza sulla filiera. I pomodori provengono solo da coltivazioni toscane. Nell’ultimo anno sulle linee ne sono stati lavorati 100mila tonnellate. Il marchio si è fatto spazio. In base ai dati Nielsen detiene il 5% del mercato, dietro ai colossi Mutti e Cirio. E dalla sua ha un valore che lo rende speciale. «È l’unico pomodoro italiano legato a un territorio di prestigio come la Toscana, quello che in gergo viene definito un marchio premium», spiega Petti. La scelta di puntare tutto sulla qualità e il made in Tuscany. Sta qui l’interesse per il marchio da parte del colosso alimentare di Parma, che un’operazione analoga l’ha portata a buon fine una decina di anni fa nel campo della pasta acquisendo il controllo di Voiello. Barilla sembra crederci. Petti ha dalla sua la forza dei numeri: 100 dipendenti fissi e 200 stagionali, lo scorso anno ha sfiorato quota 61 milioni di euro di ricavi. È in continua progressione negli ultimi 7 anni, e più di un terzo viene dal marchio “Petti-Il pomodoro al centro”.

 

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